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Pazienti HIV “molto soddisfatti” del regime a iniezione mensile

di Luca Negri
Pazienti HIV “molto soddisfatti” del regime a iniezione mensile

I pazienti che hanno assunto una combinazione di due antiretrovirali a lunga durata d’azione somministrati con il nuovo regime a iniezione mensile hanno espresso grande soddisfazione , dichiarando di preferirlo alla terapia orale che assumevano in precedenza: lo attestano due diversi studi presentati a IAS 2019.

Pazienti HIV “molto soddisfatti” del regime a iniezione mensile
Miranda Murray di ViiV Healthcare presenta lo studio ATLAS a IAS 2019. Foto di Liz Highleyman

Lo studio ATLAS (Antiretroviral Therapy as Long-Acting Suppression) ha testato un regime iniettabile composto da cabotegravir più rilpivirina (in commercio sotto forma di compressa con il nome di Edurant) in pazienti con piena soppressione virologica fino a quel momento trattati con il regime standard a somministrazione orale. Lo studio FLAIR (First Long-Acting Injectable Regimen) ha invece testato lo stesso regime in pazienti mai trattati prima. L’efficacia del regime iniettabile in termini di soppressione virologica era già stata attestata da risultati presentati in precedenza.

Per ATLAS sono stati reclutati 616 pazienti già in trattamento per l’HIV. Parte dei partecipanti ha continuato ad assumere la terapia orale e parte è invece passata al regime iniettabile con cabotegravir e rilpivirina. In termini di salute fisica e mentale, tra i due gruppi non si sono registrate differenze rilevanti, ma i pazienti del braccio con il regime iniettabile hanno espresso maggiore soddisfazione riguardo al nuovo trattamento. Dopo 44 settimane, il 97% di loro ha dichiarato di preferire il regime iniettabile a lunga durata d’azione a quello che assumevano in precedenza.

Per FLAIR sono invece stati reclutati 556 partecipanti che iniziavano il trattamento antiretrovirale per la prima volta. Inizialmente sono stati trattati con un regime orale a base di dolutegravir/abacavir/lamivudina (Triumeq) e poi parte di loro è stata fatta passare al regime iniettabile con cabotegravir e rilpivirina. Anche in questo caso, gli appartenenti al gruppo che ha effettuato lo switch terapeutico si sono detti maggiormente soddisfatti del proprio regime, e il 99% di loro ha dichiarato di preferirlo alla terapia orale.

Va però considerato che si tratta di partecipanti che si sono offerti volontari per questi studi sul nuovo regime iniettabile, quindi è possibile che siano già in partenza più motivati ed entusiasti di questo tipo di terapia rispetto ad altre persone che necessitano del trattamento HIV.

Fonte: AidsMap

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