Home Poloblog Pensieri di fine anno.

Pensieri di fine anno.

di Luca Negri
Poloblog

PoloblogIl 2014 è stato l’ anno della svolta per quel che riguarda la cura dell’HCV.
Dopo anni di silenzio su una patologia diffusa ma infida, che continua a mietere vittime, la ricerca farmacologica è giunta a sintetizzare nuove molecole che rendono la terapia contro questo virus efficace ( si parla di eradicazione con percentuali superiori al 90%), meno invasiva e naturalmente costosa.
Molti ricorderanno le difficoltà della terapia interferonica, la pesantezza degli effetti collaterali sia fisici che psichici e per alcuni, quelli con i genotipi più ostici, l’amarezza nel vedere quanto fossero stati vani tutti quegli sforzi.

Svolta certo, ma anche guadagno per la casa farmeceutica che produce il farmaco Sofosbuvir,il primo veramente rivoluzionario, un anno d’oro visto che negli USA , in soli tre mesi, ha guadagnato più di ogni altro medicinale nella storia.
In Italia dopo le trattative sul prezzo durate mesi, con il coinvolgimento dei pazienti/attivisti, Sofosbuvir potrà essere assicurato dal SSN a 30000 pazienti che ne hanno bisogno urgente.
Entro il 2015-2016 arriveranno altri inibitori, si spera con prezzi inferiori, e così avremo un’altra triplice o duplice terapia da abbinare alla cART per eliminare difinitivamente almeno uno dei virus della coinfezione più diffusa tra le persone con HIV.
E l’altro virus ?

Se per l’HCV è stato l’ anno della svolta terapeutica(simile a quello che fu per l’HIV il 1995-1996) per l’HIV il 2014 è stato l’anno della fine del vaccino preventivo Ensoli.
Quella che in una raccolta di articoli da maggio a dicembre abbiamo chiamato ‘saga’ è giunta all’ultimo capitolo.
Il resto è ancora ricerca e non stupisce più di tanto chi da 25-30 anni ne sente parlare: dicevano entro il 2000, poi entro altri 8 anni, poi entro i prossimi 5 anni, poi….chissà quando.

Non stupisce neppure il ritorno delle ‘categorie a rischio’ (in realtà mai sparite dai media) che ricompaiono anche quando non vengono direttamente nominate dalle fonti originali degli articoli, che vengono tradotte sommariamente.
La solita mancanza di corretta informazione.
Un esempio?
Le linee guida OMS per le key populations, che non sono categorie a rischio ma persone che hanno un alto rischio comportamentale di contrarre il virus.
Perchè sempre e solo di comportamenti si tratta.
E questo viene  ben specificato dall’OMS nella stessa definizione del termine ‘chiave’.
Ma nel mese di luglio quando è stata data la notizia dell’uscita di queste linee guida, sulle testate italiane on line sono tornate le solite tre parole: categorie a rischio.
Aggiungere la parola ‘comportamentale’ era uno sforzo troppo grande, forse un’inezia per i giornalisti, ma fondamentale per evitare che, chi legge, si senta immune.
Il rischio comportamentale c’è per tutta la popolazione, ma quando in Italia si parla di HIV sembra esserci sempre il bisogno di alzare dei muri, accentuare differenze che l’HIV, in realtà, non fa.
Certamente un/a sex worker ha più comportamenti a rischio di contagio sessuale rispetto a chi non lo fa di mestiere e dunque è più esposto al virus e fa parte della popolazione vulnerabile perchè spesso vive in clandestinità, non ha accesso alle cure o ai presidi medici , è lasciato a se stesso oppure arrestato o peggio,  ma che dire della persona che fa sesso con lui e magari lo chiede non protetto offrendo di più?
C’è davvero bisogno di alzare il muro delle categorie a rischio?
Si?
Bene, allora si dovrebbe creare anche la categoria dei partner sessuali occasionali(sia etero che omo) che chiedono e ottengono di non usare il condom.
Un categoria molto variegata e vasta, che nutre il ‘sommerso’ delle nuove infezioni.
Però non basta perchè questa categoria non può solo essere costituita da single che frequentano solo sex-workers.
Alcuni avranno relazioni più o meno stabili anche con altre persone, altri magari saranno sposati e pronti a diventare genitori.
Così si deve aggiungere un’altra categoria a rischio, quella dei partners più o meno inconsapevoli.
A forza di creare categorie si è arrivati al dato stabile delle 4000 nuove infezioni all’ anno.
Cronicizzato anch’esso come il virus, perchè il problema non è nella categoria di appartenenza, ma nei comportamenti.

Sempre le linee guida di luglio hanno acceso il dibattito sulla PREP, la profilassi pre esposizione, raccomandata negli USA per gli MSM(maschi che fanno sesso con maschi) insieme al condom.
Un’opzione in più visto che il profilattico è poco usato comunque , ma anche un guadagno in più  per i produttori del farmaco….proprio gli stessi del Sofosbuvir.
Curare i sani è un bel business, che calpesta l’etica se si pensa a quante persone con HIV o AIDS nel mondo avrebbero bisogno per vivere dello stesso farmaco.
Il dibattito sull’utilizzo della PrEP durerà a lungo: è giusto, non è giusto, chi la dovrebbe prescrivere, quando, perchè, a chi, per quanto tempo, chi paga ecc.

Arriviamo a fine anno ed ecco la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Bologna in seguito alla trasmissione ‘ Le iene’ che, col solito scoop scandalistico, ha cancellato  anni di lotta allo stigma e lanciata la scure della criminalizzazione mostrando le persone con HIV come ‘untori’ che non vedono l’ora di trasmettere il virus.

Carissime ‘Iene’, le 4000 nuove infezioni annuali derivano dal sommerso, da quelle persone inconsapevoli di aver contratto il virus e che continuano ad avere rapporti non protetti.
Non derivano certamente dalle persone con HIV consapevoli ed in terapia, terapia che oltretutto riduce sensibilmente l’infettività.
Noi non siamo come le persone che avete mostrato e ci sarebbe piaciuto sentirvelo dire alla fine del servizio. Peccato.

Così, ci vediamo il prossimo anno con ancora il peso dello stigma sulle spalle

Redazione Poloinformativohiv

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più