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Per molti immigrati il carcere e’ il primo luogo di cura

di Luca Negri
Free to Live Well with HIV in Prison: qualità di vita per le persone HIV

Immigrati non e’ sinonimo di portatore di malattie ne’ tanto meno di malattie sessualmente trasmesse, come l’Aids.

Nell’ambito dello studio Prishma dell’Istituto superiore della sanita’ non ancora concluso, nei tre centri coinvolti di Brescia, Roma e Palermo, dal gennaio del 2007 al marzo del 2008 sono stati sottoposti a controlli 1832 migranti prevalentemente clandestini, di entrambi i sessi.

Per molti immigrati il carcere e' il primo luogo di cura

 

Soltanto 12 sono risultati Hiv positivi e tra questi solo un soggetto ha sicuramente acquisito l’infezione nel suo Paese di origine. E’ quanto emerge dalla giornata conclusiva dei lavori del XXII Congresso nazionale dell’Anlaids, a Palermo.

La prevalenza dell’infezione presso la popolazione di studio e’ risultata pari allo 0,7 per cento. Le informazioni circa le abitudini sessuali hanno messo in evidenza un’alta percentuale di soggetti con pratiche sessuali a rischio per Hiv ed uno scarso utilizzo dei mezzi meccanici di prevenzione della malattia, come il condom. “I casi di sieropositivita’ rilevati durante questo studio presso l’ambulatorio del Policlinico palermitano – ha detto Giuseppina Cassara’, esperta di Medicina delle migrazioni, che ha presentato i primi dati del progetto Prishma – riguardano giovani donne provenienti dall’Africa sub sahariana e soprattutto dalla Nigeria, presenti in Italia da uno o due anni e dedite alla prostituzione”.

Non esiste, dunque, un fattore di rischio per Hiv legato alla popolazione immigrata in quanto tale, ha aggiunto Cassara’, ma soltanto se associato ad altri comportamenti a rischio. Promiscuita’ sessuale, prostituzione, mancato utilizzo del preservativo, tossicodipendenza e scambio di siringhe costituiscono, per italiani e immigrati indifferentemente, il vero pericolo di contrarre la malattia. E’ stata rilevata una differenza di genere, secondo cui la trasmissione dell’infezione da Hiv da uomo a donna e’ da 3 a 18 volte piu’ frequente di quella da donna a uomo. La tappa forzata in Libia per imbarcarsi rappresenta la minaccia peggiore per la salute delle migranti, a causa di violenze, stupri, prostituzione coatta, arresti indiscriminati, deportazioni.

Nell’ambito dei lavori, e’ stato evidenziato il cosiddetto “paradigma dello svantaggio”, secondo il quale il carcere si configura spesso per le straniere irregolari come il primo ambiente di contatto con il mondo dei servizi, dove il diritto alla salute incontra il livello minimo di risposta istituzionale, sottolineando le enormi lacune che il nostro sistema offre in materia di prevenzione e di offerta efficace di assistenza e cura per le donne che si trovano in stati di profonda emarginazione sociale.
Discorso analogo per gli immigrati tossicodipendenti. E’ stato calcolato che il 54% degli stranieri che usano droga (in Italia, come nel resto d’Europa, oltre il 40% dei detenuti per cause legate alle sostanze stupefacenti e’ costituito da stranieri) vedono una struttura sanitaria pubblica per la prima volta dopo essere stati arrestati. Il carcere acquista quindi l’occasione di divenire “struttura assistenziale”.
Irregolare, nell’immaginario comune, e’ lo straniero che giunge con un barcone dall’Africa. In realta’ su 124.384 immigrati in posizione irregolare individuati nel 2006, solo il 13 per cento e’ giunto attraverso gli sbarchi. I due terzi degli irregolari e’ rappresentato da stranieri giunti regolarmente, ma che non hanno potuto rinnovare il permesso di soggiorno a causa delle difficoltose e incerte pratiche del rinnovo, subordinate di fatto alla stabilita’ contrattuale, delle quote di ingresso predeterminate e basse rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, della diffusione del lavoro nero.

I lavori del XXII Congresso nazionale si sono conclusi ieri con la discussione di un documento programmatico che ha raccolto attorno a un tavolo, evento raro, dieci tra le maggiori organizzazioni di lotta all’Aids in Italia, tra cui Anlaids, Lila, Mingha Africa, Comitato per i diritti civili delle prostitute e altre ancora, unite per lanciare un avvertimento: la battaglia non e’ vinta, anzi. Molto resta ancora da fare per fermare il diffondersi dell’infezione e per garantire una migliore qualita’ della vita delle persone con Hiv. E’ con questo spirito che esperti, volontari e operatori hanno deciso di sottoscrivere un documento in cui si elencano obiettivi e impegni urgenti per la lotta all’Aids. Dal diritto alle cure per italiani e stranieri all’accesso al test, dalla corretta informazione alla disponibilita’ di centri per la procreazione assistita dove il desiderio di genitorialita’ delle persone sieropositive possa trovare risposta.

Fonte: aduc.it/dyn/immigrazione

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