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Più infezioni sessualmente trasmesse (IST) negli MSM con la PrEP?

di Luca Negri
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Più infezioni sessualmente trasmesse (IST) negli MSM con la PrEP?

È stata espressa da più parti la preoccupazione che una maggior diffusione della profilassi pre-esposizione (PrEP) tra gli MSM (uomini che fanno sesso con uomini) possa risultare in un forte aumento nelle infezioni sessualmente trasmesse (IST) perché porterebbe al l’abbandono dell’uso del preservativo.

Più infezioni sessualmente trasmesse (IST) negli MSM con la PrEP?

In parte, questi timori sono dovuti a un effettivo aumento delle diagnosi di IST: tuttavia, svariati studi presentati la scorsa settimana a CROI 2017 hanno dimostrato che la situazione è più complessa.

Innanzitutto, chi assume la PrEP si sottopone più frequentemente ai controlli, il che significa che esegue più spesso i test per le IST: meno infezioni resterebbero dunque non diagnosticate. Inoltre, è possibile che negli MSM che assumono la PrEP i tassi di IST siano più elevati rispetto ad altri gruppi già prima che inizino la PrEP stessa: anzi, è proprio questo il motivo per il quale molti di questi uomini vengono indirizzati verso la PrEP dai loro medici.

Uno studio condotto proprio nella città che ha ospitato questa edizione di CROI, Seattle, ha evidenziato come i tassi di diagnosi di IST in coloro che assumevano la PrEP fossero molto elevati (qualcosa come venti volte più alti rispetto a quelli rilevati tra i maschi gay HIV-negativi nella popolazione generale).

Si è verificato anche un aumento delle diagnosi di IST nell’arco di un anno prima del momento in cui hanno iniziato ad assumere la PrEP. E la percentuale di uomini che hanno riferito di non aver mai utilizzato il preservativo durante il sesso anale è lievemente aumentata mentre erano in PrEP, pur non avendo mai superato il 10% del totale.

Tuttavia, le prove che ci fossero aumenti nelle IST nel periodo in cui i partecipanti erano in PrEP sono risultate molto più ambigue. Per esempio, nell’arco di nove mesi dall’inizio dell’assunzione della PrEP sono effettivamente aumentate le diagnosi di clamidia, ma quelle di sifilide sono diminuite, e quelle di gonorrea sono rimaste invariate.

Il prof. Matthew Golden, responsabile del programma IST e HIV del King County Hospital di Seattle, ha fatto notare che l’aumento più marcato si registrava nelle diagnosi di clamidia. Si tratta di un’infezione che spesso resta asintomatica, quindi è più probabile che venga rilevata solo per via dei test più frequenti che si effettuano con la PrEP.  Di contro, la diminuzione delle diagnosi di sifilide fa pensare che i test più frequenti abbiano un duplice risultato: da un lato consentono di individuare le infezioni asintomatiche, appunto, ma dall’altro fanno sì che chi riceve una diagnosi di IST acceda più tempestivamente ai trattamenti, il che diminuisce il rischio di trasmissione.

Uno studio basato su un modello matematico, anch’esso presentato a CROI, sembrerebbe confermare l’idea che tutte queste diagnosi di (IST) siano a primo impatto allarmanti, ma che in realtà a lungo termine portino benefici. Tramite un esercizio di modellizzazione è stato infatti calcolato che, se la PrEP si diffondesse molto tra i maschi gay negli Stati Uniti, le diagnosi di IST effettivamente aumenterebbero nel corso del primo anno, ma crollerebbero subito dopo. Se l’intervallo tra i test fosse per esempio di sei mesi, l’incidenza di tutte le IST nei maschi gay calerebbe dal 5,4% circa un anno dopo l’inizio della PrEP al 4% tre anni dopo e a meno del 2% dieci anni dopo.

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