Home Diritti Pizzaiolo sieropositivo cacciato dal lavoro

Pizzaiolo sieropositivo cacciato dal lavoro

di Luca Negri
Categorie svantaggiate, diversità e inclusione nei luoghi di lavoro

Scopre di essere sieropositivo e dopo 22 anni passati a fare il pizzaiolo, perde il lavoro e nessun altro locale lo assume. Questo è il dramma con cui da almeno un paio di anni è costretto a convivere un 40enne riminese. Per i medici potrebbe lavorare nelle cucine

Pizzaiolo sieropositivo cacciato dal lavoro

Rimini, 29 settembre 2008 – Da ventidue anni fa il pizzaiolo, ma sarebbe meglio dire: faceva visto che da quando ha scoperto di avere contratto l’Hiv dunque di essere sieropositivo, viene mandato via da ogni locale in cui trova lavoro.
Filippo (il nome è di fantasia) non ha nemmeno 40 anni ed è residente a Rimini, la città nella quale ha sempre lavorato bene. Almeno fino a un paio di anni fa, quando ha scoperto di essere ammalato.

“Da allora non riesco più ad avere un lavoro: in un modo o nell’altro vengono a sapere che ho preso questo virus. Magari a volte sono io stesso che mi confido con qualcuno e questo va a dirlo. Adesso ho capito che sono molto ingenuo a farlo, ma spero sempre di incontrare persone che capiscono. Così purtroppo non è. E mi mandano via dal locale. Eppure — afferma — io ho tutto in ordine per quanto riguarda il libretto sanitario, sono stato sottoposto a tutti gli accertamenti richiesti e posso tranquillamente lavorare, non c’è pericolo di nessun contagio: questo lo dicono i medici che mi hanno rilasciato il libretto che mi consente di essere occupato nelle cucine. Come ho sempre fatto da una vita, fino a quando non ho saputo della malattia”.

L’uomo racconta di quanto lo ha scoperto: “E’ stato due anni fa, ero andato a Roma a trovare mia sorella. Già da qualche tempo non mi sentivo benissimo, quindi ho fatto un po’ di esami ed è emerso quello”.
Filippo non fa fatica a dire che è stato a causa di un rapporto sessuale non protetto con una persona che era ammalata. Niente usi di droghe e nemmeno trasfusioni di sangue e per questo vuole mandare un messaggio a tutti: quello di non abbassare mai la guardia.

“Adesso sto meglio — continua — prendo farmaci antiretrovirali esono perfettamente in grado di fare pizze, senza contagiare nessuno. Ma per me sembra che non ci sia più nessun posto. Pare quasi che si siano passati la voce. Ma io non so come fare”. Filippo dice di aver dovuto lasciare anche la casa che aveva in centro: “Non potevo più permettermi l’affitto che pagavo. Così me ne sono dovuto andare. Adesso vivo in un albergo, ma riuscirò a pagare solo fino alla fine di questo mese. Dopo sono fuori anche da lì perché non ho più soldi. E non so più come fare”.

Fonte: ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più