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Polmonite da PCP: profilassi non necessaria con viremia soppressa

di Luca Negri
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Polmonite da PCP: profilassi non necessaria con viremia soppressaNews tradotta da Center for Disease Control Atlanta .

E’ comunemente accertato che pazienti infetti con una conta di CD4 inferiore a 200 cellule/ml sono maggiormente a rischio di sviluppare un’infezione opportunistica grave quale la Polmonite da Pneumocystis jiroveci (PCP).

Finora le linee guida internazionali definivano chiaramente le raccomandazioni ed i benefici per una profilassi della malattia.

Nell’era della HAART, è stato accertato che la profilassi alla PCP può essere interrotta con sicurezza nei pazienti sieropositivi sotto terapia farmacologica che hanno una conta di CD4 che sia in aumento e stabilizzata sopra le 200 cellule/ml.

I benefici di una interruzione della profilassi sono oggettivamente significanti, quali la riduzione del numero di pillole, la riduzione della tossicità ai farmaci, minori interazioni e costi terapeutici inferiori.

Non è ancora chiaro però se una profilassi sia ancora necessaria in quei pazienti che seppur sotto trattamento farmacologico con la massima soppressione virale (inferiore a 50 copie/ml) abbiano una conta di CD4 inferiore alle 200 cellule/ml.

In uno studio prospettico pubblicato nel numero di agosto di AIDS, il dottor Gianni D’Egidio e i suoi colleghi dell’Università di Ottawa, Canada, hanno valutato multidisciplinariamente una coorte di pazienti sieropositivi con una soppressione virologica sostenuta (inferiore a 50 copie/ml) e una conta di CD4 con plateau inferiore alle 200 cellule/ml che hanno interrotto la profilassi per la PCP. L’obiettivo dello studio era determinare la sicurezza di tale interruzione profilattica.

Risultati

Dei 19 pazienti arruolati, ad 11 veniva somministrato trimetoprim-sulfametoxazolo (Bactrim ecc.), 7 mensilmente un aerosol di pentamidina, e 1 non ha mai ricevuto nessuna profilassi alla PCP.

La media di conta dei CD4 al momento dell’interruzione della profilassi e al momento della determinazione più recente era rispettivamente di 120 e 138 cellule/ml.

Ad oggi, i pazienti hanno interrotto la profilassi per la PCP per un periodo compreso tra i 13,7 +/- 10,6 mesi ed un valore medio di 9 mesi, per un totale di 261 mesi/paziente.

Ad oggi, nessun paziente ha sviluppato la PCP.

Questo è significativamente differente dal rischio di sviluppare una PCP con una conta di CD4 inferiore alle 200 cellule/ml in pazienti non in terapia farmacologica (tasso del 9,2%).

 

Conlusioni e discussioni

In conclusione, scrivono gli autori dello studio “Con una soppressione virologica sostenuta, la profilassi alla PCP può non essere necessaria, senza tenere conto del numero di conta dei CD4. Questo illustra il livello del recupero immunitario che accade con la soppressione virologica, un dato che non è riflesso in assoluto dalla conta di CD4 o dalla percentuale, e suggerisce che le linee guida per la profilassi alla Pneumocystis jiroveci dovrebbero essere rivalutate.”

“Pazienti con una percentuale di CD4 inferiore al 14% sono a maggior rischio di sviluppare una PCP, indipendentemente dal valore assoluto dei CD4 e dovrebbero essere considerati per una profilassi. Nella coorte di pazienti canadesi, la media percentuale di CD4 al momento dell’interruzione della profilassi era del 10,7%, e questo valore è rimasto stabile nel tempo come indicato dal valore medio del 10,6% rilevato oggi.”

“Questo suggerisce altresì che la funzione immunitaria è progredita indipendentemente dalla percentuale di CD4”, scrivono gli autori. “I nostri risultati supportano il concetto che esistono benefici immunologici indipendenti guadagnati dalla soppressione virale.”

Gli autori ipotizzano che il recupero del sistema immunitario che protegge i pazienti dalla PCP è probabilmente rilevante per altre infezioni opportunistiche.

Infine gli autori scrivono che “Il rischio specifico di infezioni opportunistiche e quindi l’uso di una terapia profilattica non sono state messe in relazione ai livelli di viremia, e quindi le linee guide attuali non includono criteri basati sul livello di viremia nel plasma. Questi dati suggeriscono che l’interruzione della profilassi alla PCP non dovrebbe tener conto solamente del valore assoluto di CD4, bensì anche alla risposta virologica alla terapia antiretrovirale.”

 

 

Nota della Redazione
L’infezione nota come Polmonite Pneumocystis Carinii (PCP) è una delle maggiori cause di malattia e morte in pazienti affetti da HIV. Mentre il genere Pneumocystis è stato conosciuto e classificato dalla scienza per quasi un secolo, comprendere l’intera classe appartenente a tale genere è rimasto rudimentale fino all’analisi del DNA che ha mostrato le sue diverse estensioni. Organismi del genere Pneumocystis di differenti ceppi, hanno differenti sequenze del DNA, che indicano specie diverse.

In accettazione della sua distinzione genetica e della sua differenza, l’organismo che causa la PCP è stato ribattezzato in Pneumocystis jiroveci Frenkel 1999, in onore del parassitologo e protozoologo ceco Otto Jirovec. Questo non preclude l’uso dell’acronimo PCP perché può sempre essere letto come “PneumoCystis Pneumonia” (PCP).

FONTE: Center for Disease Control  ATLANTA
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

 

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