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Polo Reporter intervista Giannirun tra poesia e bicicletta…..

di Luca Negri
Poloblog

Polo Reporter intervista Giannirun tra poesia e bicicletta.....

Polo Reporter intervista Giannirun tra poesia e bicicletta…..Gianni ti senti più bandito o girardengo?

Non mi sento nessuno dei due, perchè io penso che il bandito sia una persona disonesta, invece Girardengo era un campione che ha fatto la storia del ciclismo, mentre io sono solo una persona appassionata che sin dall’adolescenza     ha praticato sempre sport e penso che finchè le forze mi sosterranno continuerò a praticarlo.
Ho iniziato a correre nel 1988 la maratona, disciplina alla quale mi innamorai subito e nel 1992 e 1993 arrivai secondo ai campionati italiani di maratona per la categoria amatori, da lì venni poi arruolato nella nazionale italiana per alcuni   anni, esperienza bellissima che mi permise di conoscere campioni, di girare all’estero con una tuta azzurra che mi rendeva orgoglioso e di macinare un’infinità di km. Come persona mi sento un misto tra il vagabondo ed il viaggiatore, entrambi   sono spiriti liberi e si adattano a luoghi, situazioni e persone senza farsi problemi, cosa che riesco a fare pure io, sono pure allegramente pazzerello ed ogni tanto questa cosa spunta in certe situazioni.

Quando scrivi i tuoi racconti ci metti fantasia oppure sono racconti vissuti?

Questa diciamo “passione” dello scrivere è scaturita poco tempo dopo che mi ammalai, prima non avevo mai scritto nulla di che, forse in quel periodo durissimo mi si è aperta qualche strana porta emotiva e così iniziai a scrivere i miei  stati d’animo, quello che mi sentivo dentro, mi ricordo perfettamente la prima volta, era il primo anno in cui scoprii di essermi ammalato ed ho passato un periodo in cui ero veramente al limite, un giorno andai sulla riva del Po con un quaderno ed una miriade di pensieri in testa e sulla riva di quel fiume iniziai a scrivere quello che mi sentivo dentro in   quel momento e quello scrivere diventò una strana valvola di sfogo per i miei pensieri, i miei stati d’animo, le mie sensazioni, poi lentamente iniziai a scrivere anche racconti di fantasia, o dediche a persone a me care o altro, ma in prevalenza è il mio vivere che trascrivo.
Ammetto che scrivere i propri stati d’animo, le sensazioni che si sentono dentro, non è per nulla semplice, in genere ho l’abitudine di portare sempre con me un block notes perchè questi “pensieri” mi vengono spontanei, improvvisi e così li  scrivo subito, poi li trasferisco sul pc a volte correggendoli e ogni tanto pubblico quelli che mi sento di pubblicare, al momento ho superato i 500 “pensieri” La cosa simpatica è che certe volte quando sono in compagnia e mi viene questa voglia di esprimermi, chi mi è vicino mi osserva come se fossi quasi posseduto da uno strano spirito, ma la cosa strana è che in genere non mi ricordo quasi mai nulla di quello che ho appena scritto.

Parlami di “La nuova Alba”

L’associazione è nata nel 2007 su iniziativa di Maria, è stata creata sia per avere i permessi ed un’aiuto concreto dai medici e dal reparto per potere mettere i volantini degli incontri che già organizzavamo, sia per poter andare a congressi o manifestazioni ufficiali e potere incontrare e aiutare in maniera ufficiale le persone che venivano agli infettivi, perchè avevamo capito che alcuni di noi, hanno la voglia di parlare o fare conoscenza con altre persone con lo stesso problema.
Poi, con il tempo e grazie ai complimenti che facevano queste persone ai medici sui nostri incontri e sul nostro comportamento, lo stesso reparto ci ha donato l’attuale ufficio e ora, gli stessi medici od infermieri, ci mandano le persone che chiedono un dialogo o un supporto umano che loro non possono dare e cioè il contatto da parsona a persona, come amico che ti ascolta e capisce, che sa cosa senti e provi perchè è come te.
Devo ammettere che tra incontri, congressi, banchetti nelle giornate del volontariato e conoscenze occasionali in reparto, di persone ne ho conosciute davvero tante e a quanto paere non è ancora finito.

Sei arrivato a metà secolo ti rimproveri qualcosa di quello che hai fatto nella tua vita?

Veramente mi manca un anno e alcuni giorni, per arrivare a metà secolo, non barare!
Penso che potrei rimproverarmi tutto oppure nulla di quello che ho fatto nella vita, l’hò vissuta intensamente, ed ho attraversato davvero tante esperienze sia stupende che terrificanti, pensare al passato a volte serve perchè ti fa capire che hai fatto e magari ti aiuta in determinate situazioni, ma la vita che tutt’ora faccio è sempre una continua sorpresa, e penso che continuerò a rimproverare tutto o nulla di quello che farò.

Di cosa non hai fatto

Una domanda di riserva non c’è per caso?

……non so dirti precisamente cosa non ho fatto,perchè la lista sarebbe lunga, potrei dirti che non ho fatto tante cose che volevo fare…che so imparare a volare oppure a teletrasportarmi per andare ovunque nel mondo, fare un viaggio in Giappone, paese che è dentro al mio cuore, non mi sono mai sposato, od avuto figli, in certi momenti non ho fatto alcune cose che pensavo di fare, a volte me ne sono pentito atre volte sono stato felice di non averle fatte, non ho mai voluto pubblicare un libro con i miei scritti come mi hanno consigliato alcuni amici, non ho mai rivisto alcune persone che mi hanno lasciato ricordi indelebili nella vita, insomma non ho fatto tante cose, ma di tempo per rimediare spero di averne.

Il senso di colpa e di vergogna che vengono molto spesso associati alla malattia: li vivi? Ti nascondi?

Devo dire che quelle due parole su questa malattia per me non esistono, anche al lavoro se hanno problemi ne parlo e ne ho parlato anche con gli amici, o colleghi e pure con i compagni di pedalata, poi sta alla loro coscienza o intelligenza decidere se mantenere l’amicizia o collaborazione oppure no.
Comunque, non sapevo che avere un virus nel corpo è una colpa o una vergogna.
Sono sempre stato un combattente di natura e mi sono istintivamente ribellato a questa malattia, so che è dentro me e  ci dovrò convivere fino a data da destinarsi, ma non l’hò mai considerata una colpa e tanto meno una vergogna, l’hò presa sessualmente penso nei primi anni 90 ma non mi sono mai sentito queste due sensazioni, al limite ho sentito il fastidio dell’indifferenza o della poca conoscenza sul virus e basta.

Mi ricordo che alcuni anni fa, mi venne una tremenda infezione al viso e me lo sfigurò, nonostante il terribile momento di sconforto che passai, andavo ugualmente per strada ed in reparto a farmi medicare senza nascondere il viso, vedevo gli sguardi delle persone che erano un misto tra lo schifo e la compassione, ma non mi interessava quello che pensavano loro.
Forse questa cosa del non nascondersi è dovuta al fatto che c’è stato un periodo in cui vestivo stile metal-punk con giacca, braccialetti e cinturone borchiati ed in quei tempi chi vestiva in quel modo era additato e disprezzato, a volte provocato anche fino alla rissa, poi ho fatto alcuni lavori dai quali uscivo dalla fabbrica a dir poco lurido, dunque sono sempre stato abituato agli sguardi di finto perbenismo della gente.

Penso che siamo noi che decidiamo di nasconderci per un qualcosa che sentiamo dentro, non ce lo impone nessuna legge o persona, ma è una società e il volere apparire simili agli altri che provoca questo strano senso di colpa, poi la gente in qualsiasi modo ti proponi ha sempre qualcosa da commentare o criticare, oppure non vai bene al loro modo di vivere o pensare… ti faccio un’esempio, qua vicino c’è un night club e sui muri del mio paese mettono i poster delle varie pornodive che faranno lo spettacolo, questi poster ovviamente sono le loro foto seminude, beh…puntualmente vengono strappati…ora ti chiedo perchè mi dovrei nascondere o vergognare da certa gente che la pensa così?

Malattia e corpo, malattia e sesso: e’ cambiata la percezione del corpo, hai avuto problemi col sesso?

La percezione del corpo non è cambiata di molto, anche perchè anni e anni di attività sportiva mi hanno insegnato ad ascoltare il corpo, a rispettare le sue esigenze, a capire quando sta bene o quando è stanco, insomma sono in buona sintonia con il mio corpo; forse qualche problema l’ ho avuto il primo periodo della malattia, in cui non sapevo nemmeno che avevo e il il periodo in cui mio fisico si è dovuto abituare alla terapia, però alla fine, questa malatttia non mi ha mai dato tanto fastidio od altri problemi, il mio corpo lo riesco a gestire bene e anche durante l’attività fisica che faccio, ogni tanto mi impongo di superare certi limiti di fatica, proprio per capire come gestire il momento ed il recupero, per sentire le sensazioni che mi dà il mio corpo e alla fine tutto questo serve a conoscermi meglio.
Con il sesso ho sempre avuto un rapporto aperto, libero e senza grossi tabù, ho fatto parecchie esperienze di vari generi  e sessualmete, diciamo che “sopravvivo”
Penso che al momento, quello che incide più della malattia è l’avanzare degli anni, infatti come hai scritto nella domanda sopra sono alla soglia del mezzo secolo, ma se non mi capiteranno disgrazie o improvvise crisi causate dai farmaci, penso che il mio corpo e (spero) il sesso continueranno ad andare come vanno ora.

La malattia ti costringe a compromessi?

La malattia finora non penso mi abbia mai costretto a compromessi per il lavoro o altro, certo sessualmente l’unico compromesso è il profilattico.
Ma è la vita che viviamo ogni giorno che ti costringe a farli, anche perchè è quello che si affronta in quel momento che ti fa fare compromessi o adattare a certe situazioni.
Mi capita che a volte con altre persone che incontro e con cui parlo, sia che abbiano la mia stessa malattia oppure no, c’è un dialogo in cui una delle due parti ha una maschera di circostanza ed è difficile togliersela e parlare a viso aperto, ma questo problema di maschere di circostanza, non penso che sia solo per chi ha questa malattia.
La vita, anche se non hai malattie o problemi fisici, ti costringe sempre a compromessi di vario genere, dunque ritengo che sia inutile aggiungere anche compromessi che riguardano un virus.

Quale canzone potrebbe essere la colonna sonora della tua vita?

Se fosse una canzone direi: hotel california degli Eagles, se fosse un’opera la: Carmina Burana di Orff, entrambe sono due brani musicali che amo molto, anche se estremamente differenti come musica e testi, ma penso che la mia vita sia un misto tra la libertà assoluta delle aquile e le dure prove che ho dovuto superare

Specchi sul soffitto
champagne rosato sul ghiaccio
e lei disse
‘Noi siamo tutti prigionieri del nostro nuovo congegno’
e nella camera del padrone
si sono raccolti per il banchetto
lo trafiggono con i loro coltelli in acciaio
ma non possono uccidere la bestia

L’ultima cosa che ricordo
è che stavo correndo verso la porta
cercai il passaggio che mi riportasse
indietro nel posto in cui ero prima
‘Rilassati’ disse l’uomo della notte
noi siamo programmati per ricevere
tu puoi lasciare l’albergo quando vuoi,
ma non potrai mai abbandonarci

Qual è la tua più grande paura, ciò che speri di non dover vivere?

La mia paura più grande penso sia quella di non avere abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei fare, di cose ce ne ho tantissime nella mia vita che devo ancora fare…quello che spero di non vivere, forse sono certe esperienze passate che mi hanno segnato, ma non metto mai nulla in preventivo, la vita la vivo sul momento, se poi arriverà quella paura, cercherò di affrontarla e superarla.

Grazie Giannirun

Polo Reporter ©

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