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Prison Health is Public Health

di Luca Negri
Polo blog

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Quest’anno lo IAS per la prima volta ha dedicato una sessione plenaria all’hiv nelle carceri.
Un argomento  scomodo per molti paesi, la maggioranza dei paesi, compreso il nostro.

Silvia Petretti ce ne parla in questo  suo ultimo aggiornamento dalla Conferenza  nel suo blog e ci parla anche della situazione carceraria nel paese dove ha scelto di vivere, l’Inghilterra, dove lavora proprio come peer operator nei penitenziari.
Solo la parola peer operator in carcere è per noi italiani una specie di utopia, un’isola felice grazie a qualche progetto qui e là che invece dovrebbe diventare prassi in ogni carcere.
Per me è il ricordo di un caro amico che ci ha sempre creduto e queste righe voglio dedicarle a lui.


La salute nelle carceri è  salute pubblica

 

Tradotto liberamente da Speaking Up! di Silvia Petretti

23 Luglio 2010 ·
Oggi al XVIII IAS a Vienna, per la prima volta è stata dedicata una sessione plenaria su HIV in carcere .

Dmytro Shermebey , uno dei capi della rete ucraina di persone con HIV ha aperto la sessione .
Ha parlato della sua esperienza personale di nove anni trascorsi in una prigione ucraina.
Mentre parlava le immagini di prigionieri e celle delle prigioni venivano proiettate sullo schermo enorme della sala plenaria.
Spazi scuri pieni di giovani uomini emaciati , poco più che adolescenti , con le braccia sottili come le zampe dei ragni …. come  Auschwitz.

Prigione significa : fame , mancanza di igiene, sovraffollamento, mancanza d’aria.
Non è sorprendente che per essere in grado di affrontare tali condizioni i prigionieri hanno dovuto usare l’antidolorifico più potente del mondo: l’eroina.
La riduzione del danno , le terapie sostitutive, le siringhe sterili e i preservativi non sono disponibili nelle prigioni ucraine, e nella maggior parte delle carceri in tutto il mondo .

Dmytro  ha raccontato come le siringhe sono state condivise dai prigionieri . Un ago smussato affilato su una pietra tante volte per poter essere riutilizzato. Non è sorprendente che la prevalenza di HIV nella popolazione carceraria mondiale è sempre molto più alta della popolazione generale .

La plenaria di oggi ha mostrato al mondo che quei giovani erano chiaramente non solo privati della libertà , ma anche derubati di ogni dignità , cibo e salute. Questi sono tutti diritti umani fondamentali.

Dymitro ci ha spiegato che è sopravvissuto perché ha combattuto. Ma, molti dei suoi amici sono morti o ancora carcerati.

Ho incontrato donne che vivono con l’HIV in carcere nel 2001, quando ho iniziato a lavorare per Positively Women ( ora Pos UK). La presentazione di Dmytro  mi ha fatto apprezzare tutte le cose buone delle carceri inglesi : soprattutto l’accesso alle terapie antiretrovirali , il metadone e almeno nelle carceri femminili inglesi poche donne erano hiv+ e potevano contare su un sostegno alla pari. Tuttavia so anche troppo bene come l’esperienza del carcere soprattutto per le donne sia traumatizzante e annichilente.

Molte delle donne che ho visto in carcere hanno avuto un passato tragico, dipendenza , abusi – compresa la violenza sessuale – abbandono, trascuratezza, povertà sono temi ricorrenti . Credo che molte di loro soffrano anche di problemi di salute mentale .

La situazione delle donne in carcere , anche nel Regno Unito, è  un problema gravemente sottostiamto perchè non vengono fatte ricerche o studi. Per ‘ motivi di sicurezza ‘ tutto in carcere è molto sorvegliato.

Dalla mia esperienza come supporter per centinaia di donne in carcere posso affermare che il carcere è molto difficile per qualsiasi corpo, ma il maggior onere è l’ansia terribile di dover custodire il segreto HIV : tutto è molto più difficile.

Nelle carceri le donne del Regno Unito sono una popolazione in rapida crescita. Secondo la riforma carceraria del 2006 in Inghilterra e Galles , il numero delle donne è aumentato di più del 200% negli ultimi 10 anni rispetto a un aumento del 50 % il numero degli uomini in carcere nello stesso periodo . Attualmente, ci sono più di 4.200 donne in carcere nel Regno Unito.

Questo aumento nel Regno Unito, segue le tendenze a livello mondiale verso una maggiore utilizzazione e popolarità della reclusione e una mancanza di interesse verso alternative costruttive come le pene non detentive. Queste ultime sarebbero particolarmente adatte nei casi di reati per droga e furti non violenti. Inoltre gli autori di reati per droga , in particolare, sarebbero meglio trattati terapeuticamente.

La detenzione ha un effetto pesante per le donne, per diversi motivi. In primo luogo , le donne sono spesso l’unica risorsa per i figli, (soprattutto se anche il padre è in carcere). La loro prigionia e la separazione dai figli possono causare gravi traumi psicologici molto difficili da superare sia per la madre che per i bambini. Ciò ha ripercussioni gravi per tutta la comunità dove i bambini vivono . Se sono capo famiglia la loro detenzione potrebbe causare la perdita della casa e il conseguente sradicamento dei figli e il loro affidamento ai servizi sociali.

Dato che ci sono meno carceri femminili , le donne hanno maggiori probabilità di finire in una prigione lontana dalla città di residenza e le visite di familiari e amici diventano estremamente difficili. Le donne in carcere possono sperimentare  un profondo isolamento , che ha un effetto sulla salute mentale , spesso già compromessa . Inoltre, visto che sono  poche, le donne condannate da una vasta gamma di reati sono spesso imprigionate insieme. Ciò significa che il regime complessivo sarà determinato dalle esigenze di massima sicurezza delle prigioniere ad alto rischio. Nel complesso, il sistema carcerario è stato progettato per trattare con i prigionieri di sesso maschile, e questo in realtà discrimina le donne.

Se si aggiunge a questo quadro desolante l’ostacolo di vivere con l’HIV e spesso di essere proprio diagnosticata durante la detenzione, è chiaro che vi è una estrema urgenza per una radicale riforma carceraria , che tenga conto di equità di genere e di diritto alla salute .

Una riforma globale della giustizia penale e del sistema penitenziario è stato chiesto nella seduta plenaria di oggi da Manfred Nowak dell’ ONU. Egli ha affermato che : ‘ La salute nelle carceri è salute pubblica ‘.

Plaudo allo IAS per aver dedicato per la prima volta una sessione plenaria alle violazioni dei diritti umani in carcere. Comunque mi auguro che questo non sia una sessione ‘una tantum’ .
Credo che sia fondamentale discutere di più della differenza di genere nelle prigione e di come essa aumenta la vulnerabilità delle donne all’HIV e incide negativamente sulla salute fisica e mentale .
Sappiamo ancora così poco su questo argomento soprattutto su scala globale .
Speriamo di farlo a Washington nel 2012.

Fonte originale : http://hivpolicyspeakup.wordpress.com/2010/07/23/hiv-in-prison/

Libera traduzione a cura di Poloinformativohiv

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