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Quando la norma resta sulla carta

di Luca Negri
Per l’insegnante sieropositivo la privacy è sacra

a cura dell’avv. Matteo Schwarz- consulente legale NPS
L’efficienza di un sistema giurisdizionale è qualcosa di facilmente misurabile sulla base di parametri molto concreti: facilità di accesso alla giustizia, durata dei procedimenti, efficacia delle decisioni e dei procedimenti esecutivi.

E si sa, l’Italia non eccelle certo nel panorama mondiale per capacità della sua giustizia di rispondere alle esigenze dei cittadini: i
procedimenti sono lunghi, dispendiosi e molto spesso chi ne esce vittorioso riscontra serie difficoltà nel far eseguire le sentenze
e i provvedimenti dei tribunali.
Se poi spostiamo il piano della nostra analisi alle problematiche dell’Hiv/Aids il quadro si complica ulteriormente.

Abbiamo già ricordato più volte come il problema della visibilità che l’instaurazione di un procedimento giurisdizionale comporta
rappresenti la principale ragione per cui molte persone sieropositive che subiscono discriminazioni o violazioni dei propri diritti rinunciano preventivamente a chiederne la tutela in giudizio.
Ma quand’anche l’ostacolo legato alla visibilità e allo stigma sia superato
e l’interessato decida di rivolgersi alle autorità competenti, esiste un problema di reale applicazione delle norme vigenti e soprattutto
di effettiva irrogazione delle eventuali sanzioni previste a carico del responsabile o dei responsabili delle violazioni.
E tale problema di non-effettività delle norme nella loro dimensione sanzionatoria riguarda non solo le decisioni dei Tribunali, ma anche quelle delle autorità amministrative che sono competenti ad accertare fatti e a irrogare le relative sanzioni.
Una conseguenza immediata di questa non effettività delle norme nella loro dimensione applicativa è il consolidarsi di un generale
senso di impunità in chi sistematicamente le viola confidando nel fatto che esse rimangano, come di fatto troppo spesso avviene, inapplicate, o che a un eventuale accertamento di violazione difficilmente segua poi l’efficace applicazione di una pena.
Qual è dunque la funzione di una norma che afferma un principio, se poi lo stesso è destinato a restare lettera morta o anzi a essere
reiteratamente violato con impunità?
Se poi parliamo di regole di deontologia professionale, alla cui applicazione sono preposti i relativi Ordini, riscontriamo un’inerzia e
un’inefficacia ancora più evidenti e, a nostro avviso, anche più colpevoli, poiché assai spesso la scelta di non punire il proprio iscritto, anche a fronte di comportamenti palesemente lesivi dell’etica professionale, suona come una scandalosa e acritica presa di parte.

Ci basti qui citare il caso già trattato del un minore sieropositivo indebitamente escluso dalla pratica della pallacanestro da parte di
un medico sportivo che, informato dalla madre del ragazzo, ha emesso un certificato di non-idoneità.
Sebbene siamo riusciti a ottenere una modifica della decisione, giunta tuttavia diversi mesi dopo l’allontanamento del ragazzo dalla società sportiva, occorre sottolineare che il minore, dodicenne, non era consapevole al momento dell’esclusione della propria sieropositività, avendo la madre scelto un percorso di rivelazione graduale dell’informazione al figlio.
Il danno psicologico prodotto al ragazzo può dunque essere ben immaginato. Nonostante la gravità del caso, l’ordine dei medici competente, cui abbiamo inoltrato un esposto per denunciare il comportamento irresponsabile del medico sportivo,
non ha ritenuto di dover adottare nei confronti dello stesso alcun tipo di provvedimento.
Quanto detto porta dunque con urgenza alla nostra attenzione il problema della efficacia della norma in Italia, dove per norma si
intende non solo la legge, nella sua efficacia cogente, molto più supposta che reale, ma anche le norme di deontologia professionale, che troppo spesso rimangono delle mere enunciazioni di principio cui gli ordini che le hanno adottate spesso scelgono di non dare una piena e reale applicazione.

Fermo restando che NPS continuerà a denunciare simili comportamenti e a battersi perché si affermi nel nostro paese un’autentica
cultura della legalità e del rispetto dei diritti individuali, ci auguriamo che questa nostra lamentela possa indurre una qualche
riflessione in chi, per le ragioni più diverse, è disposto o non esita, con le proprie azioni o le proprie omissioni, a favorire le
ragioni del più forte.

Fonte: Reallifenetwork

 

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