Home Discriminazioni Quando le parole agiscono contro di noi: il linguaggio dello stigma.

Quando le parole agiscono contro di noi: il linguaggio dello stigma.

di Luca Negri
La firma della dichiarazione di Parigi fa entrare Bergamo nel Network Fast-Track Cities per la lotta all’HIV e allo stigma

Il linguaggio dello stigma. Un interessante articolo su come le parole influenzano la percezione dell’HIV in modo sbagliato accrescendo pregiudizi e discriminazioni.

La terminologia può anche favorire lo stigma per errori di identificazione. Quando una persona ha l’HIV, significa che c’è un virus all’interno del suo corpo. Tale diagnosi non significa che la persona è definita dal virus che ha dentro. Ma per molti anni, il linguaggio di HIV / AIDS ha – volontariamente o involontariamente – emarginato gruppi di persone che vivono con l’HIV, così come quelli delle comunità con alti tassi di infezione da HIV. È giunto il momento di riformulare il gergo su HIV / AIDS al fine di potenziare, piuttosto che alienare, ed educare la popolazione generale.
Il CDC Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, definisce l’ HIV come “un virus diffuso attraverso i fluidi del corpo che colpisce le cellule specifiche del sistema immunitario, chiamate cellule CD4 o cellule T. Nel corso del tempo, l’HIV può distruggere molte di queste cellule così che il corpo non riesce più a combattere le infezioni e le malattie”.
Si continua a dire che l’infezione da HIV può causare l’AIDS. Ma spesso l’HIV e l’AIDS nella mente delle persone sono una singola condizione, così le persone che hanno contratto l’HIV sono percepiti come persone che hanno ricevuto una condanna definitiva a morte.
Vickie Lynn, dottorando presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’University of South Florida,in un seminario web del Positive Women’s Network, ha asserito che quando le persone si riferiscono a uomini e donne con HIV, è indispensabile rendere tali etichette secondarie. “Molte persone usano il linguaggio in modo non corretto, penso che questo confonda l’opinione pubblica.

Viene messa prima la malattia della persona e non il contrario.

Un futuro senza stigma Quindi, piuttosto che l’uso di etichette per definire una persona, abbiamo bisogno di usare termini che sono più appropriati. Invece di dire ‘HIV-infected people’ dovrebbero dire ‘le persone che vivono con l’HIV,’ “(il termine inglese HIV-infected people può essere paragonato al nostro ‘sieropositivo’ NdR).
Nel seminario, Lynn e la sua collega Valerie Wojciechowicz, oratore motivazionale e creatore di 4HIVhelp.com, hanno presentato i modi in cui le persone possono reindirizzare l’uso della lingua. Hanno sottolineato come il linguaggio modella il nostro mondo e come scegliere parole abilitanti invece di parole stigmatizzanti. “Il termine ‘AIDS conclamato’ non esiste. La malattia AIDS non ha anche un AIDS a metà. Ci sono alcune persone che utilizzano ancora questo termine, conclamato . Sono rimasto inorridito che giornali rispettabili utilizzano questo tipo di terminologia, “ha dichiarato Lynn. E aggiunge che quando le persone discutono di HIV / AIDS, dovrebbero astenersi da parole stigmatizzanti quali vittime, malato e contaminato. Consiglia anche di sostituire termini come “sesso a rischio” e “promiscuo”, con termini più precisi, come “sesso senza condom” o “senza PrEP” e “avere più partner sessuali.”

Messaggi Misti

I media possono avere un grande effetto su come trasformare il linguaggio stigmatizzante. Sebbene la maggior parte di annunci e campagne siano ben intenzionati, una formulazione imprecisa può involontariamente lavorare contro gli obiettivi desiderati. Frasi che suggeriscono che un partner trasmetta l’ AIDS ad un altro o che le donne dovrebbero insistere nella richiesta dell’uso del preservativo da parte degli uomini può contrastare la responsabilizzazione. l’ AIDS non è trasmissibile; solo il virus che lo causa lo è. La protezione può esserci sia dal partner maschile che da quello femminile in un rapporto. Stare in salute è responsabilità di tutti.

Proiettare disinformazione è un altro modo di perpetuare lo stigma.

Inoltre, i messaggi contrastanti possono rafforzare la discriminazione. L’ HIV è stata descritta come una malattia cronica, che riduce l’allarme. Tuttavia, creando un’atmosfera più rilassata intorno a questa condizione – che rimane altamente stigmatizzata e richiede un monitoraggio e cure continue – può anche essere un modo per negare o limitare i servizi importanti necessari per le persone che vivono con l’HIV, come la sanità e gli alloggi.

E se l’HIV è una malattia cronica gestibile che non richiede maggiore attenzione, allora perché l’HIV è utilizzato come mezzo per criminalizzare persone in alcuni stati? Le persone che vivono con l’HIV sono letteralmente perseguiti per la loro saliva, che non trasmette il virus.

Chi è responsabile nel modificare il linguaggio?

I media, i professionisti medici e le istituzioni a sostegno della salute svolgono un ruolo nel cambiare il linguaggio. Ma il cambiamento può anche essere spinto dalle persone che vivono con l’HIV. Fare dichiarazioni auto-denigranti come “Sono malato” o “Ho il virus” possono alimentare la paura in coloro che vivono con l’HIV in situazioni d’abbandono.

Waheedah Shabazz-El, coordinatore organizzativo regionale di PWN-USA e ambasciatrice per Philadelphia FIGHT, vive con l’HIV da 12 anni. Dice che le persone con HIV hanno la possibilità di interrompere il ciclo del linguaggio improprio.
“Le persone che vivono con l’HIV sono le più adatte per creare questo manifesto. Siamo in una posizione migliore per dire al pubblico cosa deve rimanere e cosa no . Mi hanno sempre detto che non è come siamo chiamati, ma come rispondiamo. Si tratta prima di un lavoro interiore che poi diventa un lavoro proiettato al di fuori “.

Le persone che vivono con l’HIV possono agire per uso più efficiente e accurato del linguaggio facendo cambiamenti all’interno delle organizzazioni. Shabazz-El dice che la gente può iniziare a non accettare termini che ritraggono le persone che vivono con l’HIV in una luce negativa. “Abbiamo bisogno di essere coinvolti nel processo decisionale. Ho sentito la gente usa la parola” consumatori “per descriverci. Ma non è utilizzato nel modo in cui lo vediamo nel dizionario. E ‘usato per dire che consumiamo servizi per l’ AIDS. Noi non ci tiriamo indietro. Ho affrontato le organizzazioni e chiesto loro di cambiare la parola ‘consumatori’ nelle loro mission statements. Siamo persone che vive con l’HIV, non consumatori. ”

La disinformazione può essere il nemico della speranza quando le persone stanno cercando di fare il cambiamento, sia nella loro vita individuale o al livello del grande pubblico. Utilizzare un linguaggio impreciso per descrivere le persone che vivono con l’HIV è un modo sicuro per promuovere paura e discriminazione. I sostenitori sottolineano che ci vorrà uno sforzo coscienzioso da parte di tutti per ottenere il cambiamento – ma può essere fatto.

Candace Y.A. Montague is a native of Washington, D.C., and covers HIV news all around the District. She has covered fundraisers, motorcycle rides, town hall meetings, house balls, Capitol Hill press conferences, election campaigns, protests and an International AIDS Conference for The D.C. Examiner.com, emPower News Magazine, the Black AIDS Institute and TheBody.com. One of her two master’s degrees is in community health promotion and education. She is also an educator and a mother of two.

Articolo di Candace Y.A. Montague

Fonte: The Body

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv
In caso di utilizzo si prega di citare anche la fonte della traduzione

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