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Quando si cerca la morte ad alta velocità

di Luca Negri

Quando si cerca la morte ad alta velocitàQuando si cerca la morte ad alta velocità
Racconti dal cuore di giannirun….

 

Era passato meno di un mese da quando mi dissero che ero sieropositivo, le mie condizioni fisiche in quel periodo erano a dir poco pessime… avevo linfonodi, dermatiti varie e pesavo poco più di 60 kg, nonostante il medico mi avesse detto che non si moriva più, io leggendo su internet i sintomi che avevo, capivo che le mie speranze di vita erano minime, pensavo che tutti i medici erano bugiardi.

Una sera di maggio, bella e calda e telefonai a Daniele, amico di infanzia, gli chiesi di uscire insieme alla sera in moto e bere qualcosa.
E così in quella birreria tra un boccale e l’altro, gli raccontai il tutto,della mia malattia e di questa morte imminente, poi uscimmo nuovamente in moto.
Io avevo una magnifica kawasaki 900 carenata…una piccola bomba,l’accesi e partii….vedevo la lancetta del contachilometri scorrere velocemente, mentre il lunghissimo rettilineo che stavamo percorrendo era ormai alla fine, sentivo Daniele suonarmi dietro, ma io indifferente ai suoi avvisi allarmati, continuai quella folle corsa finchè alla curva persi il controllo e rotolai rovinosamente prima in un campo e poi dentro ad un canale.

Daniele si fermò, scese dalla moto mentre io ancora stordito dalla caduta, annaspavo nell’acqua del canale, scese dentro e mi afferrò la mano trascinandomi a riva.
Passammo alcuni minuti in cui cercavamo di capire insieme come stavo e nonostante il volo tremendo non mi ero fatto praticamente nulla, solo varie escoriazioni, forse grazie all’abitudine di noi motociclisti al cadere…finchè lui mi chiese: perchè Gianni?
Io scoppiai in lacrime e gli risposi che lo avevo fatto perchè se dovevo morire lo dovevo fare come volevo io.
Passò un tempo indefinito in cui io piangevo fradicio e dolorante, con lui seduto di fianco che mi ascoltava, poi si alzò e disse: sali con me.

Salii sulla sua moto e ripartimmo, percorse pochi chilometri ed entrò in autostrada, mentre io ancora frastornato dal tutto, non capivo le sue intenzioni, accelerò sempre più,vidi il contachilometri segnare velocità sempre più alte, 100, 150, 170, 200, e alla fine i 250 il frastuono e la pressione a quella velocità erano impressionanti e mi stringevo forte a lui per non perdere la presa…sentivo che mi urlava qualcosa, ma non capivo e gli rispondevo: NON SENTO NIENTE NON SENTO NIENTE.

Alla fine di quella corsa, si fermò in una piazzola di sosta, si tolse il casco e mi chiese: cosa hai sentito Gianni?
Io gli risposi: nulla,non sentivo nulla Daniele, perchè che dicevi?
Lui rispose: vedi Gianni non hai sentito nulla perchè correvamo veloci e allora se questa malattia ti vuole uccidere, basta che tu corra più veloce di lei, tutto qua.

Mi sedetti piano e piansi di nuovo, lui mi porse nuovamente la mano e disse: dai, torniamo a correre più veloci della malattia Gianni e così, ripartimmo ancora a folle velocità finchè mi riaccompagnò a casa, scesi dalla moto e quando si voltò per salutarmi notai che piangeva pure lui, poi con un gesto ed una sgommata ripartì nuovamente.

Passarono molti giorni in cui i miei pensieri andavano al mio gesto pazzo ed allo stesso tempo desiderato, pensavo alla folle corsa con Daniele, alle sue parole….e mentre guardavo la mia moto distrutta da quella sera, pensai che la malattia era rimasta addosso alla moto, che aveva distrutto una parte di me, ma che io potevo correre più veloce di lei.

Ora sono qua a scrivere su noi due, su una serata corsa ad alta velocità… mentre Daniele dopo quattro mesi fu investito e ucciso da un furgone che non rispettò la precedenza.
sono sempre qua…dopo tanti anni a correre più veloce della mia malattia, ricordando le sue parole ed una serata in cui una mia vita è finita per ricominciare nuovamente.

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