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Ragazzi chimici – Confessioni di chemsex,di Angela Infante e Andrea Mauri, edito da Ensemble

di Luca Negri

Ragazzi chimici,  scritto da Angela Infante e Andrea Mauri.

Il libro Ragazzi chimici è una raccolta di racconti, nati da una serie di interviste realizzate dagli autori, incentrati sul chemsex, fenomeno sempre più diffuso ovunque nel mondo.

Ragazzi chimici: proprio l’essere una raccolta di testimonianze narrate e derivanti da esperienze, modalità d’approccio ed eventuali soluzioni diverse, rende il libro un perfetto spaccato di ciò che il chemsex è oggi, in Italia. La molteplicità dei suoi componenti e delle voci narranti nel libro si riflettono nella copertina, realizzata come fosse un collage.

Prefazione di Angela Infante

Nel settembre del 2010 – avevo da poco compiuto 50 an-ni – vinco un concorso pubblico presso il Policlinico Tor Vergata di Roma, trovando la mia naturale collocazione presso l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, come counselor. In quel momento, la mia professionalità spo-sa il mio personale stile di vita in un matrimonio che avrà, come testimone di nozze, la condizione di sieropositività.

Provengo da una generazione per la quale l’informazione, le sue tesi e relative confutazioni sono la conditio sine qua non per leggere e interpretare la realtà. E proprio in questo fortunato 2010, incontro questo articolo di Natalia Aspesi, apparso sul quotidiano «La Repubblica» del 9 settembre, rimanendone affascinata.

Lo leggo, lo rileggo e lo leggo an-cora, mi esplode nelle viscere, scorre nel mio sangue con una velocità mai percepita prima: «…dalla clandestinità e illega-lità, alla rivolta di Stonewall nel 1969 che segnò l’inizio della presa di coscienza anche politica dei gay, alla tragedia del-l’AIDS, che decretò la fine di quello che Susan Sontag ha defi-nito “il solo periodo di autentica libertà sessuale in tutta la storia umana”».

Ragazzi chimici - Confessioni di chemsex,di Angela Infante e Andrea Mauri, edito da Ensemble

Parole come cingolati di un carrarmato nemico che occu-pano il mio cuore e lo straziano, ricordando il 3 luglio 1981, data che segna l’arrivo dell’AIDS nelle vite di noi tutti.

Avevo 21 anni, un’interessante e divertente attività sessua-le, senza paure, senza condizionamenti e senza pregiudizi. Quante altre donne avrebbero potuto affermare la stessa cosa? Le occasioni di comprendere il significato di quelle paro-le, da quel lontano 2010, sono i racconti di persone sieropo-sitive che hanno un retrogusto, a volte, surreale.

Le loro sto-rie di vita e, per alcuni, di una morte sventata con l’arrivo delle nuove terapie HAART, si sono susseguite a ritmo serrato. Con lo stesso ritmo, i loro stili di vita – un modo per oltre-passare un limite percepito come imposizione – mi hanno inseguito sino a oggi.

Da qualsiasi situazione si partisse, la fine della conversa-zione finiva nella personale rappresentazione del fenomeno del chemsex. Ogni persona con cui parlavo, ogni relazione che ho in-staurato mi portava per mano verso racconti di sesso; voleva-no che io ascoltassi, volevano raccontarsi, volevano un con-fronto. Ho molti strumenti, oggi, sono esperta e affascinata da queste vite e ho cominciato a costruire con i miei pazienti re-lazioni originali.

Tutto acquista il suo reale significato: ascolto storie come flusso di coscienza, senza quel giudizio culturale che ha radi-ci profonde in noi stessi; raccolgo storie come esperienza di vita, e del coraggio di viverla. Ho scritto solo una storia, l’ul-tima, perché è stata una richiesta legata a una precisa volontà della persona che me ne ha fatto dono.

C’è sempre un pensiero e una risposta dietro la nostra idea di appartenenza, orgogliosa o omofobica, alla comunità LGBTQI+; nel preciso istante in cui si presenta un conflitto, con noi stessi o con il mondo esterno, noi prendiamo il co-raggio di parlarne, ed è da qui che nasce l’idea di una raccolta di brevi racconti, narrati in punta di piedi, ma con l’orgoglio di voler raccontare di noi stessi, come solo noi sappiamo fare.

Oneri e onori. Ho armonizzato il caos e l’ordine che mi contraddistin-guono, ho disegnato il sottile confine tra dramma e ironia, ho dato luce a lati in ombra; ho avvolto con vigore il mio sentire spasmodico, traducendolo in un movimento armo-nioso, organizzato ed elegante.

Questo terreno fertile di parole sussurrate, urlate e umide di pianto mi nutre ogni giorno regalandomi un ordine che mi permette di entrare in relazioni autentiche con chiunque lo desideri, senza dimenticare il colorato magma caotico da cui anche io provengo. Caos e ordine sono l’essenza dell’idea di questa raccolta e la concretezza della mia crescita personale e professionale.

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Fonte: Ufficio stampa e pubbliche relazioni – Cristina Loizzo

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