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Record di infezioni da Hiv: Novara è prima in Piemonte

di Neptune
Novara: record di infezioni HIV e in Piemonta è la prima

Maschi e giovani, anche ventenni: è l’identikit dei novaresi che contraggono il virus dell’Hiv. Novara è la prima provincia del Piemonte per incidenza di nuovi casi di infezione: 10,8 ogni centomila abitanti contro una media regionale del 6,3. Ma l’allarme sociale è quasi inesistente.

I dati dei contagi da Hiv vengono raccolti dal Seremi, il servizio regionale sulle malattie infettive. In questo momento sono in elaborazione i numeri del 2015, gli ultimi pubblicati risalgono all’anno prima: in Piemonte ci sono state 281 nuove diagnosi di cui 167 nel Torinese e 40 nella provincia di Novara, le due province che insieme rappresentano il 74% del totale. L’anno scorso, dai dati ancora non ufficiali dell’ospedale Maggiore, i nuovi casi sono scesi a una ventina ma nel 2016 questo numero è già stato superato e le infezioni sono tornate a salire prepotentemente.

La provincia di Novara, infatti, ha il primato dei contagi in Piemonte: «E’ così da anni purtroppo – dice la dottoressa Olivia Bargiacchi, che si occupa dell’ambulatorio dell’ospedale Maggiore dedicato a questa malattia -. Il problema riguarda soprattutto i maschi sotto i trent’anni. Gli omosessuali si sentono più a rischio e si sottopongono più frequentemente al test mentre gli etero non percepiscono il pericolo e arrivano da noi tardi. Invece una diagnosi precoce è essenziale per garantire una prospettiva di vita lunga e impedire di ammalarsi di Aids».

«Malattia sottovalutata»
Per la dottoressa Bargiacchi chi ha una vita sessuale attiva deve proteggersi sempre e chi non lo fa dovrebbe sottoporsi al test 2-3 volte all’anno: «Bisogna parlare di più del rischio di contagio e i medici di base dovrebbero proporre l’esame ai loro assistiti. Ma c’è ritrosia e la malattia viene sottovalutata. Niente di più sbagliato».

Concorda con lei don Dino Campiotti, fondatore di Casa Shalom, uno dei centri di accoglienza per malati di Aids accreditato dalla Regione. Si trova a Ponzana e accoglie 14 malati: «Di Aids non si parla più, ormai tutto ciò che fa riferimento alla sessualità è fastidioso e viene evitato – dice don Campiotti -. Ma non illudiamoci: l’infezione non rallenta e far finta di niente significa solo non educare le nuove generazioni a una corretta relazione affettiva».

FONTE: lastampa.it

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