Home Farmaci anti HIV Regime combinato con bictegravir in grado di mantener la soppressione virale dopo lo switch terapeutico

Regime combinato con bictegravir in grado di mantener la soppressione virale dopo lo switch terapeutico

di Luca Negri
Regime combinato con bictegravir in grado di mantener la soppressione virale dopo lo switch terapeutico

Regime combinato con bictegravir in grado di mantener la soppressione virale dopo lo switch terapeutico

Un regime combinato con bictegravir: da uno studio presentato a CROI 2018 è risultato che effettuando lo switch terapeutico a un regime  bictegravir le probabilità di mantenere irrilevabile la carica virale rimanevano le stesse che assumendo un regime farmacologico soppressivo a base di dolutegravir.

Regime combinato con bictegravir in grado di mantener la soppressione virale dopo lo switch terapeuticoIl bictegravir è un inibitore dell’attività di strand transfer dell’integrasi, un farmaco di nuova generazione prodotto da Gilead Science.

A febbraio, le autorità statunitensi hanno approvato Biktarvy, una nuova monocompressa da assumersi in una sola somministrazione giornaliera contenente bictegravir, emtricitabina e tenofovir alafenamide (TAF), la nuova formulazione del tenofovir con meno effetti collaterali a carico di reni e ossa. In Europa, il farmaco è attualmente al vaglio degli enti regolatori.

Precedenti studi condotti su pazienti che iniziavano per la prima volta le terapie antiretrovirali avevano dimostrato la non-inferiorità del regime combinato con bictegravir rispetto ad altri contenenti l’inibitore dell’integrasi dolutegravir, prodotto da ViiV Healthcare.

Lo studio presentato questa settimana alla Conferenza ne ha valutato invece l’efficacia in pazienti che effettuavano uno switch terapeutico. Eleggibili per il reclutamento erano individui che avevano ottenuto l’abbattimento della carica virale con un regime a base di dolutegravir, lamivudina e abacavir (i principi attivi contenuti nella monocompressa Triumeq).

In totale lo studio ha coinvolto 563 partecipanti provenienti da Europa, Nord America e Australia, in prevalenza maschi bianchi con una conta dei CD4 attorno alle 700 cellule/mm3. Sono stati reclutati solo individui con funzionalità renale buona o moderatamente buona (velocità di filtrazione glomerulare stimata – eGFR – superiore a 50 ml/min).

A 48 settimane si sono osservati alti tassi di soppressione virale in entrambi i bracci dello studio: 98,6% in quello del bictegravir e 95,0% in quello del dolutegravir. In nessuno dei partecipanti è stata osservata l’insorgenza di resistenze correlate all’assunzione del trattamento, per nessun farmaco.

Entrambi i regimi di trattamento si sono dimostrati generalmente sicuri e ben tollerati.

Nel braccio del regime combinato con bictegravir hanno lamentato effetti collaterali causati dai farmaci (prevalentemente mal di testa) solo la metà dei partecipanti rispetto all’altro braccio, ma in quel gruppo l’eGFR è risultata lievemente aumentata, mentre è calata – sempre lievemente – nel braccio del dolutegravir.

Gli autori dello studio hanno dunque concluso che passare a un regime a base di bictegravir è efficace e sicuro quanto continuare la terapia con dolutegravir.

Quando è stato loro chiesto perché un paziente che si trova bene con il dolutegravir dovrebbe passare a Biktarvy, i ricercatori hanno spiegato che un regime contenente il tenofovir è preferibile per chi ha una coinfezione con epatite B, dato che questo principio attivo è efficace sia contro l’HIV che contro l’epatite B.

Fonte: AidsMap

News dal CROI 2018 i bollettini della conferenza tradotti in Italiano

 

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