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Relazione della Lega Italiana per Lotta contro Aids

di Luca Negri
Free to Live Well with HIV in Prison: qualità di vita per le persone HIV

Relazione della Lega Italiana per Lotta contro Aids
Audizione alla Camera del 23 settembre 2010 sulla situazione degli istituti penitenziari , II Commissione (Giustizia)

Lega Italiana per Lotta contro Aids : Il sistema caRelazione della Lega Italiana per Lotta contro Aidsrcerario italiano è al collasso, il sovraffollamento è a livelli ormai insostenibili. Gli istituti penitenziari, che dovrebbero servire alla rieducazione e al reinserimento sociale, producono solo disperazione e suicidi.
A nulla è servita neppure la ben nota mozione della Commissione Europea, dove si sottolinea l’inosservanza dei principi umani fondamentali da parte dell’Italia.
Tutto ciò produce gravi ripercussioni sulla salute dei detenuti e degli operatori delle carceri, soprattutto in tema di patologie gravi, tra le quali l’infezione da Hiv.

La tutela dei diritti umani, soprattutto delle popolazioni più vulnerabili, è stato il tema principale dell’ultima Conferenza mondiale sull’Aids, che si è svolta a Vienna a luglio. L’impegno delle nazioni a contrastare il propagarsi dell’epidemia di Hiv, come è stato più volte ribadito in numerose sessioni dedicate, passa anche per l’attuazione di precise politiche di prevenzione e di riduzione del danno nelle carceri.
La fornitura di strumenti quali i preservativi e le siringhe sterili è fondamentale, come sancito in numerosi documenti ufficiali della Commissione europea, dell’Organizzazione mondiale della Sanità e dell’Onu (Unaids e Unodc). Tanto più, aggiungiamo noi, nella situazione italiana, dove il sovraffollamento è dovuto anche se non soprattutto all’incarcerazione sistematica di persone tossicodipendenti, che avrebbero bisogno più di essere curate che internate.

La Lila aveva espresso la propria preoccupazione su questo problema ancor prima della Conferenza mondiale, inviando a gennaio una lettera al ministro della Salute Ferruccio Fazio, per chiedere che anche in Italia siano messe in atto tali strategie negli istituti penitenziari.
Strategie che riguardano il diritto alla salute di tutti i detenuti, che già hanno dato ottimi e documentati risultati dove sono state avviate e implementate, a cominciare da Spagna e Svizzera (sono circa 60 i Paesi nel mondo che hanno tali programmi, compreso l’Iran), e perciò sostenute dagli organismi internazionali, ma che difficilmente trovano cittadinanza nel dibattito politico italiano sul carcere.

Insomma il clima è sempre più esasperante, con celle che contengono il doppio e il triplo dei detenuti previsti, con una situazione igienico sanitaria estrema, mentre mancano le cose essenziali, dalla carta igienica all’acqua calda. Le persone sieropositive sono quelle che pagano maggiormente questa situazione, per loro, oltre alla carenza di cure, dovuta anche alla mancanza di personale penitenziario che le accompagni in ospedale, esiste il rischio di contrarre alcune malattie che per le persone con Hiv diventano letali, ricordiamo solo poco tempo fa la morte di una detenuta nella sezione femminile del carcere di Rebibbia per una banale varicella.
E non pochi, nella drammatica lista dei decessi che si registrano ogni anno nelle carceri italiane, erano detenuti sieropositivi
(almeno sei in sei mesi, in aprile ci furono due decessi di persone con Hiv nel giro di quattro giorni!).

Fonte: Comunicati LILA

Lega Italiana per Lotta contro Aids

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