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Ricercatori vicini ad una possibile soluzione?

di Luca Negri

Ricercatori vicini ad una possibile soluzione?News tradotta da Telegraph.co.uk
Alcuni ricercatori danesi, stanno lavorando ad una “nuova strategia” per trovare una cura per l’HIV, con i primi risultati attesi entro “alcuni mesi”.

Alcuni ricercatori danesi sono ottimisti per i risultati che dimostrano che “trovare una cura che sia alla portata di tutti ed economicamente sostenibile, sia possibile.
Questi ricercatori stanno conducendo trial clinici su una nuova strategia, nella quale il virus HIV viene “riattivato” dai posti nei quali si nasconde nel DNA umano (reservoirs) e potenzialmente distrutto permanentemente dal sistema immunitario stesso.

Questi ricercatori stanno attualmente conducendo trial clinici su esseri umani, nella speranza di provare che questo metodo è efficace. E’ già stato sperimentato con successo in test di laboratorio.

La tecnica comporta lo smascherare i reservoirs formati dall’HIV nelle cellule dormienti del sistema immunitario, e portarlo sulla superficie stessa delle cellule. Una volta che viene in superficie, le difese naturali dell’organismo, dovrebbero essere in grado di uccidere il virus da sole.
Studi in vitro — quelli che impiegano cellule umane in studi di laboratorio — di questa nuova tecnica, hanno avuto un tale successo, che il Consiglio di Ricerca Danese, ha premiato il team con dodici milioni di corone danesi per permettere di proseguire con questa scoperta, in un trial clinico condotto su persone questa volta.

Questo trial clinico è già attualmente in corso, e secondo il dottor Ole Søgaard, ricercatore senior dell’Ospedale Universitario di Aarhus in Danimarca, e membro del team di ricerca, i primi “segnali” sono “promettenti”.
“Sono quasi sicuro che avremo successo nel riattivare il virus HIV dei reservoirs”, dichiara il dottor Søgaard.
“La sfida sarà far si che il sistema immunitario dei pazienti possa riconoscere il virus e distruggerlo. Dipende dalla forza e dalla sensibilità del sistema immunitario dell’individuo, così come dalla grandezza dei reservoirs che vengono portati alla luce”.

Quindici sono i pazienti che stanno sottoponendosi al trial clinico, e i primi risultati del trial sono attesi per la seconda metà del 2013.

Il dottor Søgaard ha sottolineato che una cura non è la stessa cosa di un vaccino preventivo, e ha messo l’accento sul fatto che aumentare la consapevolezza sui comportamenti a rischio, incluso sesso non protetto o condividere gli stessi aghi, resta di capitale importanza per combattere l’HIV.

Con le terapie attuali, un paziente può vivere quasi una vita normale, così come invecchiare, con effetti collaterali limitati in genere.
In ogni caso, se i farmaci vengono interrotti, i reservoirs dell’HIV si riattivano e ricominciano a produrre virioni, facendo sì che la sintomatologia possa riapparire nell’arco di due settimane.
Trovare una cura significherebbe liberare un paziente dalla necessità di prendere continuamente medicine, e risparmiare miliardi di sterline del Servizio Sanitario Nazionale.

Su questa tecnica, sono state fatte ricerche anche in Gran Bretagna, ma gli studi ancora non sono giunti ad uno stadio clinico. Cinque università – Oxford, Cambridge, lmperial College, University College ed infine il King’s College, hanno formato un Gruppo denominato CHERUB (Collaborative HIV Eradication of Reservoirs UK Biomedical Research Centre Group), che si dedica esclusivamente nel trovare una cura per l’HIV.

Si sono impegnati tramite il Consiglio di Ricerca Medica per finanziare trial clinici, che tenteranno di combinare modi diversi per rilasciare l’HIV dai reservoir tramite l’immunoterapia, che dovrebbe dare ai pazienti migliori chance di distruggere il virus.
Inoltre, si stanno concentrando su pazienti solamente recentemente infetti, poiché credono che questo possa migliorare le chance di cura. Il gruppo dovrebbe ricevere una risposta sulle sovvenzioni entro maggio.

Il team di ricercatori danesi è comunque il più avanti e si sta muovendo più velocemente rispetto ad altri nel mondo, dato che hanno sveltito le procedure  e permesso di mettere in pratica le ultime basi scientifiche scoperte, in un trial clinico.

Questo significa che i ricercatori possono giungere ad un trial clinico più rapidamente, accelerando i processo e raggiungendo risultati affidabili più velocemente di molti altri.

La tecnica usa farmaci denominati inibitori HDAC, che sono normalmente impiegati nella terapia del cancro, per portare alla luce l’HIV dal DNA dei pazienti, sulla superficie cellulare. I ricercatori danesi usano un tipo molto particolare e più potente di inibitori dell’HDAC.

Attualmente, nel mondo, vengono perseguiti due approcci principali. Il primo, la terapia genica, aspira a rendere il sistema immunitario del paziente, resistente all’HIV. Questo è piuttosto complesso e costoso, e soprattutto non facilmente riproducibile attraverso i differenti schemi genetici della popolazione mondiale.

Il secondo approccio è quello seguito dal dottor Søgaard e colleghi in Danimarca, o dal CHERUB Group in Gran Bretagna, e da altri laboratori in Europa e negli Stati Uniti.

FONTE: Telegraph.co.uk

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv/AIDS
La copia e diffusione di tale testo è possibile citando, per cortesia, la fonte della traduzione

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