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Rimini: In Italia 790 Minorenni con hiv dalla nascita

di Luca Negri
Diffonde i nomi dei sieropositivi. Bufera su una clinica inglese

Rimini: In Italia 790 Minorenni con hiv dalla nascitaIn Italia 790 Minorenni con hiv dalla nascita.
A fare il punto sull’Hiv-Aids pediatrico sono gli esperti riuniti in questi giorni a Rimini per il XXI Congresso nazionale dell’Anlaids, associazione nazionale di lotta all’Aids.

Il caso degli adolescenti nati già sieropositivi – si legge in una nota dell’Anlaids – è particolarmente indicativo perchè fa capire le discriminazioni che colpiscono ancora oggi le persone con infezione da Hiv.
Età e poco coraggio nell’esporre la propria situazione, infatti, complicano non poco il rapporto con gli altri. “Il problema maggiore – riferisce Elena Barberi, assistente sociale e responsabile dell’area adolescenti dell’associazione Archè – è proprio la discriminazione, poichè non poter parlare della propria condizione causa l’auto-esclusione dalle relazioni sociali”.
E questo comporta due rischi opposti. “C’è chi si identifica nella condizione di sieropositivo e rinuncia a vivere una vita ricca di relazioni – spiega l’esperta – e chi invece rimuove completamente il problema, rifiutando le terapie ed esponendo i partner a possibili rischi”.
La conferma arriva anche dai ‘diretti interessati’. “Questa malattia – ha raccontato un adolescente sieropositivo dalla nascita, presente al Congresso – mi obbliga ad essere un bugiardo, anche se io sono una persona sincera”. Sarebbe utile, in questo caso, l’aiuto dei genitori, che attraverso un processo lento e graduale devono ‘far accettare’ la situazione al figlio.
“Ma spesso – denuncia la Barberi – sono proprio i genitori che vivono il problema con sensi di colpa per aver trasmesso il virus. Perciò è necessario aiutare prima di tutto il papà e la mamma a superare il blocco, e poi cominciare a parlare con i ragazzi quando hanno 10 o 12 anni”.
Negli anni ’80 nacquero i primi bambini sieropositivi, e tutti pensavano morissero rapidamente. Quindi non è stato creato alcun progetto per gestire la loro situazione.
“I ragazzi nati più tardi – sottolinea l’esperta – hanno invece un approccio diverso, sono più consapevoli e costruttivi. Con alcuni di loro stiamo realizzando un video che racconti la loro storia da distribuire nelle scuole nell’ambito degli interventi di prevenzione dell’Hiv”. E anche sul fronte della terapia ci sono dei problemi.
“Molti di questi ragazzi sono in cura da quando sono nati – spiega l’assistente sociale – e alcuni hanno sviluppato resistenze a tutti i farmaci disponibili e sono in attesa di nuove molecole con cui curarsi. Altri – termina la Barberi – cercano di organizzare delle ‘pause’ nell’assunzione della terapia che comunque, a lungo termine, continua a essere pesante per il metabolismo delle persone”.

Fonte: andkronos

 

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