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Rischi sanitari e poca informazione per gli immigrati omosessuali in italia

di Luca Negri
La squadra di calcio che con una parola spegne l’omofobia

Sono i risultati della prima ricerca sul tema condotta dall’Arcigay  .
Gli intervistati, 31 migranti, chiedono sportelli dedicati e gruppi di auto-aiuto.
Oggi e domani seminario a Bologna.

BOLOGNA – Rischi sanitari e poca informazione per gli immigrati omosessuali in Italia. Sono i risultati della ricerca nazionale
“Immigrazioni e omosessualità”, condotta dall’Arcigay e coordinata dal sociologo Raffaele Lelleri.
“Si tratta della prima ricerca
estensiva sull’argomento – spiega Lelleri – e servirà a capire quali servizi offrire a gay e lesbiche stranieri”. Presentato
nell’ambito del seminario “Immigrazioni e omosessualità”, che oggi e domani riunisce a Bologna operatori dei servizi pubblici e
privati rivolti a cittadini stranieri, lo studio si basa su interviste a 31 migranti e 5 operatori, raccolte fra il giugno e l’ottobre 2008.
Secondo la ricerca, la maggior parte degli omosessuali stranieri arriva in Italia per motivi economici.

“La difficoltà per queste persone – spiega il sociologo – è rivelarsi in quanto omosessuali, per questo non sappiamo quanti sono: mancano i servizi a
cui rivolgersi e non esiste solidarietà da parte dei connazionali”. Solo una minoranza arriva in Italia per motivi legati al proprio orientamento sessuale, anche se non mancano le richieste di asilo politico – “una decina nella sola Emilia Romagna”, secondo Lelleri.

Sono pochi quindi gli stranieri ‘preparati’ alla situazione di maggiore libertà sessuale che trovano in Italia. “Questo può provocare nei neo-arrivati una sorta di ‘sbornia’ – prosegue Lelleri –, molto rischiosa dal punto di vista sanitario, perché spesso mancano le conoscenze sulla prevenzione, a partire da quelle sull’Hiv/Aids”. I gay e le lesbiche immigrati si trovano in ogni caso
a vivere una doppia diversità. L’orientamento sessuale li allontana dalle proprie comunità, tanto è vero che la maggior parte ha relazioni solo con stranieri non connazionali o con italiani. “Il fenomeno – precisa Lelleri – è amplificato per gli immigrati di seconda generazione, che tendono a staccarsi da famiglie che non li capiscono e ad assimilarsi agli italiani”. Queste persone
rimangono tuttavia straniere, e la loro provenienza si ripercuote inevitabilmente sulle relazioni amicali, affettive e sessuali.

Secondo il sociologo “la ricerca ha evidenziato l’emergere anche in Italia del ‘sexual racism’, il razzismo sessuale, una tendenza già presente nei Paesi con una storia migratoria più antica”.
“La ricerca ha avuto carattere sperimentale ed è aperta ad approfondimenti – precisa il sociologo –: mancano ad esempio
intervistati provenienti dall’Africa Sub-sahariana, mentre abbiamo volontariamente omesso le persone transessuali”. Gli
intervistati, trovati soprattutto tramite i circoli Arcigay, hanno però avanzato delle proposte. “L’esigenza più sentita riguarda
l’informazione – sottolinea Lelleri –: gay e lesbiche stranieri chiedono più orientamento, non solo in Italia ma anche nei Paesi da cui si emigra”. Materiale informativo in lingua, sportelli dedicati e gruppi di auto-aiuto, quindi, per aiutare i nuovi arrivati a iniziare con il piede giusto. (ps)

Fonte: gaynews.it

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