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Genoma ed HIV dell’Istituto studio del San Raffaele Telethon per la Terapia Genica

di Luca Negri

Genoma ed HIV dell’Istituto studio del San Raffaele Telethon per la Terapia Genica

Ecco la strategia con cui il virus persiste nel sistema immunitario dopo aver infettato le cellule.

Terapia Genica: trovare un rifugio che gli garantisca la sopravvivenza. È questa la strategia adottata dal virus Hiv per mantenersi attivo nel sistema immunitario. E per farlo non esita a indurre alterazioni genetiche in un sottotipo di cellule del sistema immunitario in modo da farle rispondere ai suoi bisogni.

L’hanno scoperto i ricercatori dell’Unità di Biosicurezza della terapia genica e mutagenesi inserzionale dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), in collaborazione con l’Unità di Immunopatogenesi dell’AIDS e con l’Unità di Malattie infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, ha svelato l’ingegnosa tecnica del virus nei dettagli.

Una volta entrato nell’organismo, il virus attacca alcune cellule del sistema immunitario, vi integra il suo Dna e le utilizza per riprodursi e diffondersi in tutto l’organismo.

Ma gli scienziati hanno colto alcuni particolari del processo finora rimasti sconosciuti: il virus Hiv, quando infetta le cellule T regolatorie. Un sottotipo di cellule del sistema immunitario, spesso integra il suo genoma accanto a due geni specifici. STAT5B e BACH2, che hanno un ruolo importante nella sopravvivenza e nella proliferazione delle cellule T, e li attiva.

In questo modo, le cellule infette si riproducono più velocemente delle altre e persistono più a lungo nell’organismo. Andando a costituire un vero e proprio “serbatoio virale”.

Tra le funzioni delle cellule T regolatorie c’è la modulazione della risposta immunitaria: sono queste cellule a “spegnere” il sistema immunitario quando è necessario. Il fatto che Hiv ne influenzi la sopravvivenza e la proliferazione, dunque, potrebbe implicarne un ruolo nel proteggere il virus, contenendo l’attacco di altri linfociti.

«L’Hiv è un nostro “sorvegliato speciale”, perché proprio questo virus, modificato geneticamente e reso innocuo in laboratorio dal direttore del SR-Tiget Luigi Naldini è il vettore che utilizziamo per correggere i geni difettosi alla base di alcune malattie genetiche», hanno dichiarato in una nota gli autori dello studio.

«Le nostre competenze nel campo della biologia molecolare hanno contribuito ad aggiungere un ulteriore tassello nella comprensione delle modalità con cui Hiv agisce per proteggersi e persistere nell’organismo».

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Fonte: healthdesk.it

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