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Sempre lo stesso medico…magari!

di Luca Negri

Sempre lo stesso medico...magari!Ci giungono sempre più numerose le proteste dei pazienti riguardo al fatto che negli ospedali di Bologna (ma non solo), nei reparti di malattie infettive, le persone con hiv non riescono ad essere seguiti sempre dallo stesso medico.
Questo capita sia ai naive che a coloro che sono in terapia da tempo.
Come si legge in molti documenti pubblicati dalle associazioni di pazienti :

Il medico deve rappresentare un confidente con il quale discutere della malattia e cooperare per il proprio benessere. [..]è fondamentale che la persona con HIV scelga un medico con cui si senta a suo agio. Il rapporto con il medico durerà per un periodo molto lungo….

Fai in modo che sia sempre lo stesso medico a visitarti: considera che non è così facile sviluppare una buona relazione, se sei costretto a ricominciare da capo ogni volta…

Tratto da *Guida per chi inizia la terapia contro l’HIV*- Nadir Onlus
Questa non vuole essere solo una critica all’ AUSL di Bologna, ma a tutti gli ospedali che non danno questo servizio o lo fanno pesare come fosse una richiesta fantasmagorica che induce spesso il paziente a lasciar perdere, con i danni che ne conseguono a lungo termine.
Solitamente il problema è di natura organizzativa interna (mancanza di calendari dei turni dei medici, dicono….), ma non è comunque sottovalutabile e neppure irrisolvibile.
Però persiste ed addirittura, negli ospedali dove è possibile scegliere il medico, alcuni infermieri affermano che si tratta di una procedura straordinaria(!)

Non sappiamo cosa ci sia di straordinario: le terapie hanno allungato la vita e prodotto effetti collaterali.
Allungamento della vita significa anche invecchiamento e quindi problemi di salute concomitanti: menopausa, andropausa, osteoporosi…
Effetti collaterali significano: valori elevati di colesterolo, trigliceridi, problemi renali, acidosi lattica, diabete….
Non entriamo poi nell’ambito delle infezioni opportunitiche o delle coinfezioni perchè in quel caso gli specialisti coinvolti sono anche di più.

Il medico di base, se viene consultato(ma molte persone con HIV dopo la diagnosi di sieropositività non lo frequentano più o non gli hanno mai parlato, nè lo faranno, di HIV) spesso non vuole pronunciarsi senza il parere dell’infettivologo così il cerchio si richiude sul paziente.
Finchè le problematiche non sono troppo gravi, anche un infettivologo mai visto prima , guarda gli esami (sperando che non guardi solo CD4 e carica virale anche se purtroppo è quello che capita sovente) e se i primi sono alti e la seconda è bassa dichiara sorridendo: “Tutto bene, ci vediamo alla prossima”

Ma noi non siamo solo CD4 e viremia!
Se il colesterolo è alto e sappiamo che la nostra alimentazione è giusta, il problema va affrontato o con la prescrizione di farmaci( non a voce, ma con ricetta, perchè con la frase riportata e voce non si comprano farmaci!) o col cambio di terapia.
Se le aminotransferasi(o transaminasi) sono alte e la persona è astemia, non si può chiudere un occhio e passare al prossimo.
Stessa cosa per qualsiasi altro valore sballato.

Un infettivologo che ti segue dalla diagnosi di sieropositività sa quali farmaci hai preso, quali prendi, a quali sei resistente ecc.
Sa anche se puoi permetterti una sospensione o meno.
Conosce il tuo carattere, i tuoi vizi, le tue paure e ipocondrie.
Spesso ha già guardato gli esami prima della visita e sà già se ci sono valori alterati, così anche i tempi di visita si riducono. In questo modo anche se hai aspettato del tempo per avere l’appuntamento con lui, sei sicuro che sarà una visita e non un semplice controllo di routine.
Però in molti ospedali quell’appuntamento è impossibile da prendere.

E i naive?

Per loro il medico è nuovo comunque, ma se si abituano ad un certo tipo di dialogo e instaurano un rapporto di fiducia anche quando dovranno iniziare la terapia faranno di certo meno confusione perchè, così come ogni paziente è diverso, lo è anche il medico.
Una persona naive che ci ha contattato dopo aver parlato con tre medici diversi era in panico. Il primo aveva detto che era il caso di iniziare una terapia, il secondo no e il terzo elencava tutti  gli effetti collaterali come se PER FORZA dovessero presentarsi tutti.
Morale: la persona ha cambiato ospedale facendo 90 km per trovare finalmente una risposta.
Ma chissà quanti altri rinunciano a curarsi o a fare i controlli.

Non è una cosa giusta e vi invitiamo a continuare a segnalarci questi casi, magari utilizzando anche il sondaggio allegato a questo articolo o contattandoci tramite mail o messaggi privati

Luca e Silvia

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