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Sulla strada verso la normalizzazione dell’HIV

di Luca Negri

Sulla strada verso la normalizzazione dell'HIVSulla strada verso la normalizzazione dell’HIV

Avevamo detto che col silenzio lo stigma vincerà sempre.
Che è importante far conoscere ciò che accade negli ambulatori, mettere gli episodi discriminatori sotto gli occhi dei dirigenti, raccontare il disagio di chi si sente marchiato dal pregiudizio.

Siamo stati convocati, dopo 3 mesi da una denuncia all’urp, dal Direttore dell’ Assistenza Ospedaliera presso la sede della nostra Ausl.
Erano presenti anche il direttore della sezione infermieristica-tecnica e il responsabile del monitoraggio infezioni ospedaliere.
L’incontro è stato finalmente esaustivo e soprattutto collaborativo, cosa che ci premeva particolarmente.

E’ stato da loro ribadito che ormai dal 90 il virus dell’Hiv non crea problemi dal punto di vista delle infezioni ospedaliere.
Dal punto di vista ematico la peggiore perchè più resistente ed infettiva è l’epatite b, ma comunque da un punto di vista infettivo sono altamente più preoccupanti altre infezioni come quelle che si trasmettono per via aerobica.

I vertici dell’azienda erano concordi sul fatto che esiste un ricambio di operatori e in alcuni reparti il personale comincia probabilmente ad essere anziano, ormai vicino alla  pensione e per questo forse legato a vecchi pregiudizi riguardo all’infezione da HIV; d’altro canto ci sono assunzioni di sanitari giovani che necessitano di essere formati su campi specifici e vari.
Sono anche rimasti piuttosto stupiti nel sentir citare regolamenti interni che darebbero la precedenza ad esami di routine piuttosto che ad altri .
Abbiamo approfittato dell’occasione per riportare vari casi discriminatori visti e vissuti in  questi anni e difficilmente resi visibili perchè mai denunciati da nessuno, avvenuti in ambito ospedaliero – sanitario.
Certe ‘precauzioni’ adottate, a loro dire, potrebbero essere legate ad una pianificazione e organizzazione interna del lavoro dell’equipe per rientrare nei ‘tempi tecnici’ visto che alcuni reparti hanno sempre una lunga lista d’attesa , una catena di montaggio , come la direttrice stessa ha ripetuto, catena dove purtroppo a volte viene a mancare il corretto  approccio umano.

Di questo la direzione si è scusata auspicando che tali comportamenti non si ripetano.

Per fare ciò sono stati concordi sulla necessità di rendere visibili questi casi discriminatori e riportarli ai loro operatori sanitari per costruire una formazione diretta  e interattiva utilizzando la modalità dell’audit.
La direzione ha accettato la nostra offerta di collaborazione per ideare percorsi di formazione del personale sanitario su stigma e discriminazione.

Un altro piccolo passo sulla strada della normalizzazione.

Alessandro, Luca, Silvia
NPS Emilia Romagna

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