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Atazanavir in monoterapia di mantenimento: risultati a 48 settimane

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Atazanavir in monoterapia di mantenimento: risultati a 48 settimaneNews tradotta da aidsmap
In un piccolo studio pilota, 30 pazienti su 34 che avevano una carica virale non rilevabile dopo una terapia tripla iniziale, basata su un inibitore della proteasi, erano ancora virologicamente soppressi 48 settimane dopo aver effettuato un cambio di regime terapeutico basato sul singolo Atazanavir/Reyataz (con impiego di Ritonavir come potenziatore farmacocinetico).

 

 

Non sono state trovate mutazioni di resistenza primarie, in nessuno dei pazienti in cui si è avuto un rimbalzo virologico, dopo la semplificazione del trattamento. Questa scoperta, è stata pubblicata sul Journal of Infectious Diseases di marzo.

Diversi studi sul Kaletra in monoterapia (con impiego di Ritonavir come potenziatore farmacocinetico), sono stati fino a qui sorprendentemente efficaci come regime di mantenimento – ad esempio nel mantenere soppressa la carica virale, in quelle persone che avevano iniziato prima con una terapia tripla standard, e dopo avevano continuato con un regime in monoterapia.

I ricercatori stanno adesso esaminando altri regimi di mantenimento con inibitori della proteasi con l’impiego di Ritonavir, così come in questo studio prospettico sull’Atazanavir, di 48 settimane, braccio singolo, aperto. Questo trial ha arruolato 36 pazienti adulti che avevano una carica virale non rilevabile (sotto le 50 copie) per almeno 48 settimane nel loro primo regime antiretrovirale – e comunque in tutti i casi, con un regime antiretrovirale composto da due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI) e un inibitore della proteasi (PI). (Nei fatti, la maggior parte aveva una viremia non rilevabile da un periodo di gran lunga maggiore, in media 6,8 anni)

Al momento dell’arruolamento, tutti i partecipanti (ad eccezione di tre che già impiegavano Atazanavir), hanno cambiato inibitore della proteasi con Atazanavir 300mg più 100 mg di Ritonavir, una volta al dì. Sei settimane dopo, due hanno abbandonato lo studio (uno per un aumento della carica virale oltre le 50 copie); i restanti 34 hanno poi interrotto l’assunzione degli inibitori nucleosidici della trascrittasi.

Punto principale finale il tempo di un eventuale fallimento virologico, definito come due misurazioni dell’HIV RNA = 200 copie/ml. Dati riportati precedentemente avevano dimostrato che 31 su 34 pazienti (91%), ha mantenuto una soppressione virologica dopo 24 settimane il regime di semplificazione.

Adesso, dopo 48 settimane, quattro partecipanti hanno riscontrato un fallimento virologico: due dopo 12 settimane, uno dopo 20 settimane e uno dopo 28 settimane. Un quinto partecipante aveva una carica virale rilevabile di 508 copie/ml all’ultima visita, non confermata da una seconda misurazione.

Calcolando solamente i quattro ripetuti fallimenti, la probabilità di successo virologico dopo 48 settimane è stata dell’88%, con il più basso limite nell’intervallo di confidenza del 90% unilaterale, dell’81%. Calcolando i cinque partecipanti come fallimenti virologici, il tasso di successo è dell’84% (intervallo di confidenza 90%, minore 76%). Infine, usando una più stretta definizione di fallimento virologico (ripetuto, quindi non singola, misurazione dei valori dell’HIV RNA = 50 copie/ml), il tasso di successo è dell’82% (intervallo di confidenza 90%, minore 73%). (Nessuna di queste rilevazioni comprende i due partecipanti che si sono ritirati dopo un rimbalzo virologico successivo all’impiego di Atazanavir, ma precedente all’abbandono dell’assunzione degli inibitori nucleosidici della trascrittasi).

Lo studio ha anche esaminato i livelli plasmatici di Atazanavir, i residui di viremia, e le mutazioni di resistenza. Non sono state rilevate mutazioni di resistenza primarie, associate all’impiego di inibitori della proteasi con un test genotipico standard della popolazione virale nei cinque partecipanti con fallimento virologico, sebbene siano state identificate diverse mutazioni “secondarie” (I64V e G73S). In otto partecipanti virologicamente soppressi, che sono stati sottoposti a test della PCR a singola copia (in grado cioé di misurare livelli dell’HIV RNA di una copia), non sono state trovate differenze significative nei livelli dell’HIV RNA nel corso dell’intero studio; i livelli medi erano inferiori a 1,1 copie/ml per tutte le 48 settimane.

Le concentrazioni plasmatiche di Atazanavir, sono state misurate mensilmente, e sono state correlate con ogni buona probabilià al fallimento virologico. Tre partecipanti avevano concentrazioni plasmatiche non rilevabili nel sangue almeno una volta, durante il corso dello studio. Due di questi tre, hanno sperimentato un fallimento virologico, capitato solamente in due dei 31 partecipanti, che avevano ripetutamente livelli rilevabili di Atazanavir, “suggerendo fortemente, che un’aderenza non ottimale sia un fattore importante nello sviluppo di un fallimento virologico.” La concentrazione media nel plasma di Atazanavir era anche inferiore, sebbene non statisticamente significativa, nei partecipanti con un fallimento virologico (380 ng/ml, rispetto a 660 ng/ml).

Mentre viene fatto notare che questo studio pilota non randomizzato era composto da pazienti con una storia di trattamento molto stabile, i ricercatori concludono che comunque “aggiunge volume alla massa crescente di dati sull’efficacia dei regimi di semplificazione con una terapia di mantenimento con un inibitore della proteasi con impiego di potenziatore farmacocinetico, nel mantenimento della soppressione virologica dopo un regime iniziale standard triplo.”
L’aderenza e una adeguata concentrazione dei farmaci possono essere particolarmente importanti nel successo duraturo di questi regimi di semplificazione.

FONTE: aidsmap.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv/AIDS
La copia e diffusione di tale testo è possibile citando, per cortesia, la fonte della traduzione

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