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TBC, test delle urine in dirittura d’ arrivo?

di Luca Negri
Linee guida SIMIT: pazienti con infezione da coronavirus COVID-19.

TBC, test delle urine in dirittura d' arrivo?TBC, test delle urine in dirittura d’ arrivo?.
Stando ai risultati preliminari di uno studio, presentato in occasione dell’IDWeek (un meeting USA tenuto congiuntamente da 4 associazioni medico-scientifiche statunitensi che si interessano di malattie infettive), una sostanza identificata nelle urine – denominata Composto 490 – sarebbe in grado di distinguere soggetti affetti o meno da TBC.

Inoltre, lo studio ha dimostrato come i livelli di questa sostanza si riducano al progredire del trattamento in pazienti con TBC.

In un futuro molto prossimo sarà probabilmente possibile identificare la presenza di TBC grazie ad un test delle urine.

Ciò è quanto emerge da un abstract recentemente presentato in occasione dei lavori dell’IDWeek, un meeting USA tenuto congiuntamente da 4 associazioni medico-scientifiche statunitensi che si interessano di malattie infettive: IDSA (the Infectious Diseases Society of America), HIVMA (the HIV Medicine Association), SHEA (the Society for Healthcare Epidemiology of America) e PIDS (Pediatric Infectious Diseases Society).

Stando ai risultati preliminari di questo studio, una sostanza identificata nelle urine – denominata Composto 490 – sarebbe in grado di distinguere soggetti affetti o meno da TBC. Inoltre, lo studio ha dimostrato come i livelli di questa sostanza si riducano al progredire del trattamento in pazienti con TBC.

Come è noto, la TBC rappresenta la causa batterica principale di mortalità a livello globale. Si impone, pertanto, la necessità di trovare alternative agli strumenti diagnostici oggi disponibili per la sua diagnosi – analisi microscopica dell’escreato, analisi colturali e test PCR – molto spesso inaccurati, lenti o dispendiosi.

Nello studio presentato al meeting, i ricercatori si sono avvalsi di una complessa tecnica biochimica che è in grado di separare le sostanze contenute in un campione in base al peso ma non di identificarle.

In questo modo i ricercatori hanno identificato la sostanza che, nelle urine, sarebbe in grado di discriminare i pazienti affetti da TBC e che, in ragione del peso molecolare, è stata semplicemente denominata come Composto 490, della quale non è ancora noto se sia un prodotto della TBC o il risultato di un qualche processo della risposta immunitaria dell’ospite.

I ricercatori hanno identificato questo marker urinario di TBC collaborando con un centro di Haiti, presso il quale sono in cura ogni anno 2.100 pazienti affetti da TBC. E’ noto, infatti,, come questa nazione Caraibica presenti il tasso più elevato di TBC rispetto a quello rilevato in tutte le Americhe, pari a 254 casi su 100.000 persone.

Nello specifico, lo studio ha preso in considerazione 102 soggetti con TBC attiva (definita in base a radiografia del torace, valutazione dell’escreato o colture di TBC) e 102 controlli, incrociati in base all’età, al sesso e alla sieropositività per il virus HIV.

I partecipanti allo studio avevano un’età media di 34 anni ed erano equamente distribuiti tra i 2 sessi. L’unica differenza significativa tra i 2 gruppi era relativa al peso: i pazienti con TBC avevano un peso inferiore ai controlli.

Dopo raccolta dei campioni delle urine da ambo i gruppi, è stata condotta l’analisi cromatografica complessa che ha portato all’identificazione del composto sopramenzionato in quantità nettamente superiori nel gruppo pazienti rispetto ai controlli.

L’area sotto la curva ROC – una misura della capacità di un test di discriminare tra campioni diversi – è stata pari a 0,991 (molto buona), tenendo presente che un’area pari a 1 è indice di un test perfetto.

Inoltre, lo studio ha dimostrato che la quantità di questo composto si è ridotta nel tempo in 28 pazienti sottoposti a trattamento e seguiti longitudinalmente per 3 mesi.

Gli autori dello studio hanno tenuto a sottolineare il carattere preliminare di questi dati: “C’è ancora molto da fare per proporre un utilizzo di questo test nella pratica clinica: è necessario prima di tutto identificare la natura di questo composto e comprendere come lavora nelle diverse popolazioni analizzate – hanno puntualizzato gli autori”.

Se, però, tali risultati verranno confermati, il Composto 490 potrebbe gettare le basi per la messa a punto di un nuovo test rapido ed economico delle urine a disposizione nella diagnosi di TBC e migliorare la terapia di questa condizione.

Nicola Casella

Bibliografia
Isa F, et al “A novel urinary biomarker of tuberculosis and response to chemotherapy” IDWeek 2015; Abstract 101.
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Fonte: pharmastar

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