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Tenofovir e rischio fratture ossee

di Neptune
Osteoporosi

Rischio fratture ossee, osteopenia, possibili rimedi
Dai dati dell’ampio studio di coorte EuroSIDA emerge che il trattamento con tenofovir disoproxil fumarato (Viread) aumenterebbe il rischio di fratture ossee.

Tenofovir e rischio fratture ossee

Sia l’infezione da HIV che il trattamento con certi farmaci antiretrovirali – tra cui il tenofovir (contenuto nel Truvada e in diverse altre formulazioni a dosaggio fisso come l’Atripla) – possa causare una diminuzione della densità minerale ossea, aumentando così il rischio di fratture. In effetti, anche uno studio caso-controllo condotto in Danimarca aveva confermato che l’HIV risultava associato a un rischio triplicato di fratture ossee. Ma il rapporto tra antiretrovirali e fratture restava oggetto di dibattito.

Per questo, i ricercatori di EuroSIDA hanno disegnato uno studio su un campione di circa 12.000 persone che hanno iniziato la terapia antiretrovirale dopo il 2004, raccogliendo dati sull’incidenza delle fratture e conducendo una serie di analisi per determinare i fattori di rischio, considerando anche l’impiego dei singoli antiretrovirali.

Nel corso dello studio si sono verificate 618 fratture (incidenza 7 per 1000 persone all’anno). I siti più comuni sono risultati braccia, gambe e costole. I fattori di rischio comprendevano età avanzata, un basso indice di massa corporea (BMI), il consumo di sostanze stupefacenti per via iniettiva, una bassa conta dei CD4 all’inizio del trattamento e la coinfezione con il virus dell’epatite C.

Effettivamente i tassi di frattura nei pazienti che erano stati trattati con tenofovir o che lo stavano assumendo al momento sono risultati più elevati in confronto a quelli che assumevano altri antiretrovirali. Anche tenuto conto degli altri fattori di rischio, aver precedentemente assunto il tenofovir aumentava il rischio di fratture del 40%; l’aumento risultava invece del 25% per coloro che stavano ancora assumendo il farmaco.

Non è invece emersa alcuna associazione tra rischio di fratture e assunzione prolungata di tenofovir, il che conferma precedenti osservazioni secondo cui la perdita di densità ossea avverrebbe per lo più nei primi tempi dall’inizio della terapia.

Nessun altro antiretrovirale è risultato associato a un aumentato rischio di fratture ossee.

Anche la perdita di densità minerale ossea che si verifica durante la profilassi pre-esposizione (PrEP)

viene recuperata nell’arco di sei mesi dopo l’interruzione del trattamento, stando ai risultati di un nuovo studio.

I ricercatori di un ampio studio denominato iPrEx hanno monitorato la densità minerale ossea di circa 500 pazienti uomini che hanno assunto una PrEP a base di tenofovir/emtricitabina.

Il tenofovir è l’antiretrovirale più associato alla perdita di massa ossea, specialmente nel corso del primo anno di terapia. Alcuni ricercatori temono anche che una perdita di densità ossea associata al tenofovir nella prima età adulta possa aumentare il rischio di gravi problemi all’apparato scheletrico più avanti negli anni.

I partecipanti allo studio hanno assunto la PrEP o un placebo per 1,2 anni in media, e durante questo lasso di tempo si sono sottoposti a intervalli regolari all’esame di densitometria ossea con metodica DEXA; hanno poi continuato il monitoraggio per un altro anno e mezzo dopo aver interrotto l’assunzione della PrEP o del placebo.

Nel corso del trattamento, nei partecipanti che presentavano livelli ematici di tenofovir sufficienti a prevenire l’infezione da HIV si sono osservate diminuzioni di massa ossea nell’anca (1%) e nella colonna vertebrale (1,8%). A sei mesi dall’interruzione del trattamento, la densità ossea nella colonna vertebrale era tornata a livelli paragonabili a quella dei pazienti del gruppo che aveva assunto il placebo. Per la perdita di massa ossea nell’anca i tempi di recupero sono stati più lunghi, ma a 18 mesi dall’interruzione del trattamento si osservavano comunque livelli paragonabili a quelli del gruppo del placebo. Il recupero è risultato particolarmente veloce nei pazienti al di sotto dei 25 anni.

Un piccolo studio condotto negli Stati Uniti ha mostrato che un possibile rimedio, potrebbe essere una singola somministrazione di acido zoledronico, il quale può limitare la perdita di densità ossea durante il primo anno di terapia antiretrovirale.

L’acido zoledronico è una sostanza autorizzata per il trattamento del cancro alle ossa e dell’osteoporosi in pazienti con aumentato rischio di fratture, somministrata per infusione una volta all’anno. Il farmaco rallenta la perdita di calcio dalle ossa, riducendo così il rischio di fratture.

La perdita di massa ossea associata all’assunzione di antiretrovirali si verifica per lo più durante il primo anno di trattamento. I ricercatori hanno perciò voluto verificare se il trattamento con acido zoledronico a inizio terapia fosse in grado di limitare la perdita di densità ossea durante le prime 48 settimane di trattamento antiretrovirale.

Per lo studio sono stati arruolati 63 pazienti: a tutti è stato somministrato atazanavir con tenofovir/emtricitabina (i principi contenuti nel Truvada), e poi sono stati randomizzati per ricevere l’acido zoledronico oppure un placebo, monitorando a intervalli regolari il turnover osseo e la densità.

Il trattamento con acido zoledronico non ha tardato a mostrare i suoi benefici: già alla 12° settimana il rischio di perdita ossea risultava ridotto del 74% e alla 48° ancora del 56%.

I pazienti che hanno assunto l’acido zoledronico hanno mostrato un aumento di densità ossea in siti particolarmente suscettibili alle fratture. Di contro, nel braccio che ha ricevuto il placebo è stata osservata una diminuzione della massa ossea. Il trattamento non è risultato associato a effetti collaterali gravi, né ha avuto alcun tipo di impatto sull’efficacia della terapia antiretrovirale.

Gli autori dello studio auspicano dunque che vengano condotti studi più ampi a conferma dei loro risultati.


 

Una singola dose di acido zoledronico migliora la densità ossea

Un piccolo studio condotto negli Stati Uniti ha mostrato che una singola somministrazione di acido zoledronico può limitare la perdita di densità ossea durante il primo anno di terapia antiretrovirale.

L’acido zoledronico è una sostanza autorizzata per il trattamento del cancro alle ossa e dell’osteoporosi in pazienti con aumentato rischio di fratture, somministrata per infusione una volta all’anno. Il farmaco rallenta la perdita di calcio dalle ossa, riducendo così il rischio di fratture.

La perdita di massa ossea associata all’assunzione di antiretrovirali si verifica per lo più durante il primo anno di trattamento. I ricercatori hanno perciò voluto verificare se il trattamento con acido zoledronico a inizio terapia fosse in grado di limitare la perdita di densità ossea durante le prime 48 settimane di trattamento antiretrovirale.

Per lo studio sono stati arruolati 63 pazienti: a tutti è stato somministrato atazanavir con tenofovir/emtricitabina (i principi contenuti nel Truvada), e poi sono stati randomizzati per ricevere l’acido zoledronico oppure un placebo, monitorando a intervalli regolari il turnover osseo e la densità.

Il trattamento con acido zoledronico non ha tardato a mostrare i suoi benefici: già alla 12° settimana il rischio di perdita ossea risultava ridotto del 74% e alla 48° ancora del 56%.

I pazienti che hanno assunto l’acido zoledronico hanno mostrato un aumento di densità ossea in siti particolarmente suscettibili alle fratture. Di contro, nel braccio che ha ricevuto il placebo è stata osservata una diminuzione della massa ossea. Il trattamento non è risultato associato a effetti collaterali gravi, né ha avuto alcun tipo di impatto sull’efficacia della terapia antiretrovirale.

Gli autori dello studio auspicano dunque che vengano condotti studi più ampi a conferma dei loro risultati.


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Perdità di densità ossea e PreP

Acido zolendronico: resoconto completo su aidsmap.com

FONTE: aidsmap.com

 

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