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Terapia come prevenzione HIV per i consumatori di stupefacenti per via iniettiva

di Silvia Bandini

“A Vancouver si è parlato molto dei successi della Terapia come Prevenzione, ma bisogna mettere bene in chiaro che la TasP richiede l’integrazione di più approcci”, ha affermato il dott. Evan Wood dell’Università del British Columbia durante una presentazione in plenaria di IAS 2015, la scorsa settimana.

In British Columbia, le diagnosi di HIV tra i consumatori di sostanze stupefacenti per via iniettiva (IDU) sono crollate di oltre il 90% dal picco storico dell’epidemia nel 1996. Questo successo, ha spiegato Wood, è dovuto a una combinazione di interventi di responsabilizzazione della collettività, riduzione del danno, trattamento delle dipendenze e accesso universale a cure e trattamento dell’HIV. Ciò nonostante restano da superare ostacoli notevoli come la criminalizzazione e l’emarginazione di chi fa uso di droga.

terapia come prevenzione“Il successo della TasP nei consumatori di stupefacenti di Vancouver è stato fenomenale”, ha commentato in un’altra sessione il professor Julio Montaner, collega di Wood. “Il motivo per cui si è rivelata così efficace è che c’è una sinergia tra distribuzione di siringhe sterili, somministrazione controllata nelle sale di iniezione, programmi sostitutivi con metadone e offerta della TasP.”

Nel 2006, solo il 30% degli IDU presi in carico assumevano la terapia antiretrovirale e avevano una carica virale non rilevabile: nel 2012, erano saliti al 71%.

Sono stati attuati notevoli sforzi per agganciare gli IDU ai servizi per l’HIV e la riduzione del danno, che sono sempre completamente gratuiti per chi ne ha bisogno.

Alla Conferenza si è parlato anche di un progetto di peer education in Ucraina che è riuscito a ridurre del 41% le infezioni da HIV negli IDU. Si tratta di uno studio con randomizzazione a grappolo che ha arruolato individui con rischio HIV particolarmente elevato (ogni anno, uno su tre contraeva il virus). Si ritiene che il successo dell’intervento sia da attribuirsi al fatto che aiutava queste persone a usufruire di più dei programmi di distribuzione di siringhe sterili.

Nello studio, degli IDU che avevano usufruito di questi programmi ed erano ormai in recupero hanno contattato e arruolato altri 1205 IDU HIV-negativi.

Il 50% di loro sono stati randomizzati, come gruppo di controllo, per ricevere l’intervento standard: un programma educativo e di counselling molto simile a quello tipicamente proposto dall’Istituto Nazionale per l’abuso di droghe degli Stati Uniti.

All’altro 50% è stato proposto, oltre al programma educativo e di counselling, anche l’intervento di peer-education, ossia venivano istruiti per reclutare e informare altri membri del loro gruppo di popolazione sulle pratiche di riduzione del danno. Il loro training era affidato a degli operatori di prossimità, era strutturato e prevedeva esercizi di role-playing. A tutti i ‘leader’ che avevano seguito questo training veniva chiesto di coinvolgere nel programma due loro conoscenti che facevano uso di droghe. Si tratta dunque di un intervento basato sui principi dell’apprendimento sociale, identità sociale, norme sociali e diffusione sociale.

Tetiana Deshko dell’International HIV/AIDS Alliance, sezione ucraina, ha dichiarato alla Conferenza che gli interventi di riduzione del danno attuati in alcune parti dell’Ucraina, grazie anche al supporto internazionale, sono riusciti a ridurre l’incidenza HIV tra gli IDU, ma che con l’attuale instabilità politica e l’influenza della Russia (in particolare nella regione di Donetsk) gli approcci per la tutela dei diritti umani e per la salute pubblica che erano stati introdotti sono di nuovo a rischio.
Link collegati

Articolo sulla presentazione del dott. Wood su aidsmap.com
Articolo sul progetto in Ucraina su aidsmap.com

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