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Terapie antiretrovirali iniettabili

di Neptune
Raltegravir ad assunzione giornaliera per chi inizia la ART

Un regime a base di due antiretrovirali iniettabili a lunga durata d’azione (assunti una volta ogni quattro/otto settimane) ha dato prova di riuscire a mantenere la soppressione virologica in pazienti precedentemente trattati con una terapia orale.

Un gruppo di ricercatori ha presentato i risultati ottenuti con uno studio di fase 2b su una combinazione di due antiretrovirali iniettabili, l’inibitore dell’integrasi sperimentale cabotegravir e la già approvata rilpivirina, della classe degli inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI).

antiretrovirali iniettabiliPer lo studio sono stati arruolati 309 individui, nessuno dei quali aveva mai assunto la ART precedentemente. Dopo una prima fase di somministrazione di una terapia per via orale per abbattere la carica virale, i partecipanti sono stati randomizzati in tre bracci. Il primo ha continuato ad assumere i farmaci oralmente, il secondo ha ricevuto iniezioni della terapia sperimentale ogni otto settimane e il terzo ogni quattro settimane.

Dopo 48 settimane, il 92% dei partecipanti del braccio delle otto settimane e il 91% di quelli delle quattro settimane avevano mantenuto la carica virale a livelli non rilevabili; nel braccio che ha proseguito la terapia orale questa percentuale si è attestata sull’89%.

Nessuno dei partecipanti che ha ricevuto la terapia iniettabile ha lamentato effetti collaterali gravi, anche se quasi tutti hanno avuto delle reazioni nel sito di iniezione (per esempio, dolore o gonfiore).

Intervistati, i partecipanti hanno riferito di trovare la terapia iniettabile più semplice, meno difficoltosa e più discreta dell’assunzione giornaliera della terapia orale. Il fatto di doversi recare in clinica per ricevere le iniezioni è l’elemento che ha ingenerato i sentimenti più contrastanti: secondo alcuni dei partecipanti, farlo una volta al mese sarebbe stato gravoso.

Gli autori hanno dichiarato che, a loro avviso, l’adeguatezza della terapia iniettabile è da valutare caso per caso. Hanno espresso qualche preoccupazione per la possibile insorgenza di farmacoresistenze, per la gestione clinica e per l’impossibilità di rimuovere il farmaco in caso dovessero verificarsi eventi avversi.

Entrambi i farmaci iniettabili sono al momento considerati anche per l’impiego come PrEP.

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