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Test & Treat in Tanzania

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Test & Treat in TanzaniaMwanza (Agenzia Fides) – E’ stato presentato ufficialmente ieri, a Dar es Salaam, in concomitanza con la XXII Giornata Mondiale del Malato, il progetto quinquennale “Test & Treat”, che prevede l’accesso gratuito al test dell’HIV e, se necessario, alle terapie antiretrovirali, per circa 120mila residenti del distretto di Shinyanga, Mwanza, in Tanzania.

Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides, oltre agli aspetti puramente medici, il progetto comprenderà la formazione morale e igienicosanitaria delle persone che beneficeranno dell’iniziativa e il sostegno alle persone più deboli, a partire dagli orfani.
Quattro le principali linee d’azione: l’aiuto alle strutture già operative nella diagnosi e nel trattamento dell’HIV e delle patologie ad esso correlate, cioè il Centro Sanitario di Ngokolo e i dispensari di Bugisi, Buhangija e Mija; lo sviluppo di programmi di formazione specialistica per il personale sociale e sanitario coinvolto; l’organizzazione di programmi educativi per le comunità anche rurali del distretto; il rafforzamento delle iniziative di sostegno alimentare ai bambini sieropositivi.
Il Progetto è nato dalla collaborazione tra la Fondazione “Il Buon Samaritano” del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, la Chiesa locale e la Gilead Sciences, società statunitense che unisce la ricerca medico-scientifica a facilitazioni per la produzione in loco, nei Paesi economicamente svantaggiati, di antiretrovirali ed ha attuato iniziative caritative in ambito sociosanitario. “Sulla base delle statistiche relative alla diffusione della pandemia dell’HIV/AIDS nel Nord della Tanzania – spiega l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio – si stima che circa 20mila tra le persone che si sottoporranno alle analisi cliniche gratuite in uno dei quattro centri coinvolti nel progetto, risulteranno purtroppo sieropositive. Esse potranno però immediatamente accedere, sempre gratuitamente, ai farmaci antiretrovirali loro necessari. Ciò consentirà loro di essere consapevoli del proprio stato e di garantirsi un’aspettativa di vita di oltre 30 anni, e alle donne incinte di impedire la trasmissione del virus al nascituro”. (AP) (12/2/2014 Agenzia Fides)

Fonte: fides.org/it

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