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Toronto:società civile e governi presenti

di Luca Negri
Hiv: Italia all’avanguardia nella cura dei pazienti, premiati i giovani ricercatori

XVI Conferenza Mondiale sull’AIDS – Toronto 13-18 Agosto 2006   dalla conferenza: Alessandra Cerioli per Lega Italiana per Lotta Contro L’AIDS

Per tutta la durata della conferenza la società civile e la comunità scientifica hanno chiamato in causa direttamente i governi ad assumersi le loro responsabilità davanti alla mancata risposta alla pandemia.

Molte opportunità sono state date agli attivisti di vari paesi di avere visibilità e rendere pubbliche le priorità dei loro paesi d’origine direttamente dal palco della conferenza.

Un esempio dello sforzo che gli organizzatori hanno messo in campo lo abbiamo visto durante l’incontro di giovedì 17. Per la prima volta una intera plenaria è stata dedicata alle questione del mancato accesso alle cure, ed al riconoscimento dei diritti umani delle persone sieropositive (PWHA). Gli esperti della sessione tutti appartenenti alla società civile e appartenenti alla comunità PWHA hanno richiamato i leader mondiali e i governi tutti, ad una rapida risposta alle emergenze della epidemia. La sessione è stata condotta come tavola rotonda che ha permesso anche ai delegati della platea di fare domande e contribuire alla discussione.

M. Heywood (Treatment Action Campaign-Sudafrica) ha fatto messo in evidenza le somiglianze tra l’esplosione attuale della epidemia in Cina e i primi anni dell’epidemia in Sudafrica, sollecitando il governo cinese a rispondere rapidamente e decisivamente. Un rappresentante del governo cinese presente in platea ha risposto che il suo paese, dove la modalità di trasmissione per di più è legata allo scambio di siringhe, sta adottando i programmi di riduzione del danno che prevedono aghi puliti e terapia sostitutiva con metadone. La risposta dello speaker è stata allora rimodulata sulla base dei diritti umani che in Cina sono costantemente violati soprattutto per le persone sieropositive. Altra priorità per Heywood è continuare a fare pressione ai paesi sviluppati per aumentare le risorse per un programma concreto che si impegni a garantire l’accesso universale ai farmaci essenziali entro il 2010.

Alexandra (Sasha) Volgina (Federazione Russa) di SVECHA (CANDELA), persona sieropositiva e consumatrice di sostanze illegali per via iniettiva, ha evidenziato quanto sia importante l’empowerment e la pressione sui governi delle comunità delle PWHA. Nella Federazione Russa è necessario un rapido cambiamento di politica, e urge la garanzia dell’accesso ai servizi sanitari di prevenzione per le persone tossicodipendenti e delle PWHA. In molti paesi dell’Europa centrale e dell’est, come nella Federazione Russa, il metadone è illegale e la tossicodipendenza è punita con la galera; inoltre, per accedere ai programmi di base che il governo rende disponibili, si viene schedati dalla polizia. Queste leggi costringono i tossicodipendenti russi a vivere nella illegalità, ed è anche per questo che l’incidenza di infezione per anno in alcuni di questi paesi sta raggiungendo percentuali uguali a quelle del continente africano. Inoltre nella Federazione Russa la maggioranza delle persone sieropositive non ha accesso alla terapia antiretrovirale.

Sasha ha dato la voce all’importanza dell’individuo e dell’azione collettiva delle PWHA nell’opporsi alle politiche repressive che producono solo morti facilmente evitabili.

Musimbi Kanyoro (Kenya) del mondo YWCA ha sottolineato l’importanza che potrebbero avere i leader religiosi nella risposta alla pandemia. Ha chiesto una trasformazione della religione e della politica, uno sforzo per ridefinire i nuovi valori sociali e religiosi basati sulla realtà in cui viviamo.

E’ importante segnalare che molti gruppi religiosi presenti sono sostenitori dell’utilizzo del profilattico e non hanno un approccio fondamentalista verso il sesso o l’orientamento sessuale in genere. Alcuni dei loro leader sono sempre presenti alla conferenza mondiale e sono PWHA.

Richiamando un tema che ha risuonato molte volte durante questa conferenza, Kerrel MKAY del comitato del AIDS de Portland e giovane attivista giamaicana che ha perso il padre a causa del virus, ha sollecitato i leader politici a coinvolgere e a riconoscere i bisogni della gioventì nell’era dell’AIDS. Con grande soddisfazione è ha dichiarato Kerrel – qui a Toronto 2006 la delegazione dei giovani ha avuto un aumento di circa 1.000 persone rispetto a Bangkok. Kerrel è una.

è stato incredibile vedere la larga partecipazione dei delegati a questa sessione e la straordinaria interazione con la platea. Una delle grosse problematiche irrisolte prima di Toronto, e speriamo risolte per il futuro era legata al fatto che gli interventi degli attivisti venivano messi sempre per ultimi nelle sessioni, quando circa l?80% della sala si era svuotata ed era rimasta solo la comunità delle PWHA.

Un esponente del governo sudafricano presente in platea è stato chiamato in causa dal moderatore della sessione è ha tentato di difendersi dalle accuse mosse dal rappresentante di TAC.

Molte volte il governo del Sudafrica è stato criticato durante questa conferenza e non solo dagli attivisti ma anche dal Co-Chair della conferenza M. Waimberg che, sia nel discorso nella cerimonia di chiusura sia in conferenza stampa, ha usato parole di fuoco. La questione del Sudafrica – ha dichiarato M. Waimberg è malgrado la vittoria della società civile contro Big’Pharma e malgrado i farmaci antiretrovirali generici siano largamente disponibili, resta veramente drammatica perchè il governo non rende accessibili questi farmaci ma consiglia alle persone affette dal virus di bere succo di limone.

Tutti sanno che la posizione del Sudafrica è quella dei “dissidenti dell’AIDS” che sostengono che non c’è relazione tra il virus dell’HIV e la Sindrome da Immune Deficienza Acquisita. Waimberg si chiede come è possibile nel 2006 che un governo di una nazione possa prendere decisioni sulla salute dei suoi cittadini senza tenere conto della medicina basata sull’evidenza e della ricerca scientifica ma affidandosi a teorie senza senso.

Altra questione controversa e dibattuta in questa conferenza è stato il programma ABC (Abstinence Be-faithful- Condom).

Partendo da una sessione pomeridiana tenutasi giovedì 17 – ABC in Africa qual è l’evidenza- sono stati presentati dati da cui risulta che l’esperienza statunitense di programmi basati sull’astinenza in questi 25 anni non ha portato a risultati efficaci. Ciò significa che non c’è nessuna evidenza scientifica che supporti l’investimento di fondi in programmi del genere.

Beatrice Were coordinatrice per l’Uganda del National Community of Women Living with HIV/AIDS riporta l’esperienza di molte donne ugandesi diventate sieropositive benchè praticassero l’astinenza e la fedeltà ai loro mariti, peccato che i loro mariti non fossero altrettanto fedeli e non usavano il condom, per questo oggi molte di loro sono sieropositive.

L’Uganda infatti, dopo anni di campagne di prevenzione impostate su un approccio più pragmatico, ha ha dovuto introdurre il programma ABC per essere inserita nel piano PEPFAR, una modalità di aiuto ai paesi svantaggiate che prevede l’accesso a molti fondi ma che è guidato soprattutto dall’amministrazione Bush.

I paesi che vogliono accedere ai fondi devono adottare strategie di prevenzione basate appunto sull’ABC e soprattutto devono avere leggi punitive contro la prostituzione.

Nel 2005 il rifiuto del Brasile a cambiare la propria politica basata sulla riduzione del rischio rispetto alla prostituzione, sui programmi educativi e sull’empowerment delle prostitute, ha escluso questo paese dall’accesso di fondi cospicui.

E’ proprio l’Uganda una delle nazioni a cui viene contestata una lettura errata dei dati rispetto al trend di infezioni dopo l’applicazione dei programmi ABC. I dati del governo rilevano un abbassamento delle infezioni perchè i dati vengono ricavati dal minor numero di morti per AIDS per anno nel paese. Il trucco però per molti è legato all’accesso alle terapie antiretrovirali attualmente largamente disponibili nel paese: le persone muoiono di meno perchè – come nei paesi occidentali – prendono i farmaci antiretrovirali, non perchè si astengono dai rapporti sessuali.

Ho assistito personalmente alla conferenza stampa del rappresentante del governo ugandese che ha per l’ennesima volta ripresentato i dati in questione. Molte delle domande dei giornalisti hanno riguardato quanto nel programma ABC i condom fossero realmente disponibili, e se il governo dell’Uganda ha subito pressioni per cambiare così drasticamente il proprio approccio preventivo.

Tra gli Stati che adottano le strategie ABC vi sono Kenya, Etiopia, Zambia, Malawi. Così come l’Uganda, anche il governo kenyota, che è stato fortemente criticato da questa conferenza, giudica positivi i programmi ABC e se ne dichiara soddisfatto. Per molti governi africani l’ABC rispetta la cultura locale.

Il comunicato stampa del Kenya dichiara che l’ABC fornisce informazioni sufficienti in modo che le persone possano decidere come proteggersi: l’unico modo efficace al 100% per evitare il HIV è astenersi o essere fedele ad un singolo partner HIV-negativo, mentre l’uso corretto e costante dei condom riduce il rischio di circa 9%. Così si sta ampliando la disponibilità del test HIV: le coppie sieronegative possono quindi usare il metodo della fedeltà, viceversa le coppie di HIV-sierodiscordanti ricevono i condom.

Il ministero della salute di Kenya valuta che la prevalenza e l’incidenza del HIV ha avuto un calo e le cause sono riconducibili a:

–       Faithfulness – la fedeltà dei maschi è aumentata tra gli uomini tra i 20 e i 24 anni; la percentuale che ha segnalato di avere rapporti con più di un partner sessuale è caduta dal più del 35% a meno del 18%.

–       Il debutto nella vita sessuale delle giovani donne è aumentato da i 16,7 anni a 17,8.

–       Il periodo di astinenza sessuale tra le persone è aumentato; lo rileva un’indagine che dimostra che molte delle persone che erano sessualmente attive si sono astenute per almeno un anno. Lo stesso risultato si è avuto in adolescenti di entrambi i sessi.

–       L’uso di condom fra le donne che hanno comportamenti a rischio è aumentato.

Per dovere di cronaca e di chi vi scrive queste sono le evidenze che supportano i programmi ABC. A voi il giudizio.

La visibilità di alcuni governi a questa conferenza è stata veramente rilevante, primo fra tutti il presidente francese J. Chirac ha fatto pervenire un intervento letto dal rappresentante del governo durante la plenaria del 15 agosto dove è stato dichiaratoto l’impegno della Francia alla lotta contro il virus.

Presente anche la ministra della salute spagnola che in modo meno spettacolare ha interagito con le associazioni presenti a Toronto invitandole a una cena di lavoro. Se non direttamente con i ministri, molti rappresentanti dei governi erano presenti e hanno approfittato della conferenza per avere un dialogo con la società civile del loro stesso paese presente a Toronto.

Da sottolineare la totale assenza del governo italiano, mentre per l’Italia erano presenti circa 8 associazioni molti medici e rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e alcuni giornalisti.

La Lila esprime molta preoccupazione per questa continua e totale assenza del governo italiano dalle conferenze mondiali. Essa è, ha nostro avviso, direttamente correlata alla totale assenza di un programma italiano efficace che possa dare una risposta alla infezione.

 

Non dimentichiamoci che il numero delle persone HIV+ anche nel nostro paese è costantemente in crescita.


Fonte: Alessandra Cerioli per LILA

 

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