Home Trapianti Trapianti per pazienti con HIV: è ora di normalizzare?

Trapianti per pazienti con HIV: è ora di normalizzare?

di Luca Negri

Trapianti per sieropositivi: una speranza che da poco è divenuta realtà.

Uno studio pubblicato il 15 settembre scorso ha evidenziato che i pazienti sieropositivi che hanno subito un trapianto non presentano rischi di progressione della malattia. E’ forse ora di uscire dalla sperimentazione, per passare alla routine?

Sono troppe le differenze tra i vari paesi in merito ai criteri per accedere al trapianto nelle persone con HIV. E l’Italia, in questo, non è all’avanguardia.

Questo tipo di operazioni è diventata una necessità: i danni al fegato e ai reni causati dalle epatiti B e C (coinfezioni) e dai farmaci antiretrovirali aggravano le condizioni di salute del paziente, rendendo sempre più urgente l’opzione del trapianto per la garanzia di un percorso “a lungo termine”.

“Non è più accettabile l’esclusione indiscriminata degli ammalati dalle operazioni di trapianto” spiegano due medici dell’Università di San Francisco, Peter Stock e Michelle Roland. Secondo i due ricercatori la possibilità di effettuare trapianti in aggiunta alle nuove terapie farmacologiche rappresentano una grande conquista per le persone con HIV/AIDS.

Da uno studio, emerge che a tre anni le percentuali di sopravvivenza per i portatori di HIV con fegato trapiantato è del 73%, la stessa riscontrata nelle persone non sieropositive.

“Finalmente si sta diffondendo negli ospedali di tutto il mondo la possibilità di effettuare trapianti per le persone con HIV” spiegano i due medici. “Fin’ora, però, i pazienti dovevano presentare livelli molto bassi del virus. Oppure, nel migliore dei casi, venivano operati quelli con danni epatici causati dalle terapie antiretrovirali”, spiegano nel loro studio. “Inizialmente si pensava che a causa di un sistema immunitario debilitato si potessero utilizzare meno farmaci immunosoppressori. Tuttavia, l’incidenza dei rigetti risulta più alta proprio tra questi pazienti soprattutto nei trapianti di rene”.

“Sebbene siano necessarie ulteriori osservazioni sull’interazione tra farmaci antiretrovirali e immunosoppressori – spiegano i due medici “è importante capire che i trapianti per pazienti sieropositivi rappresentano una reale opportunità per la loro sopravvivenza”.

Fonte: September 15, 2007 issue of Transplantation, the official journal of The Transplantation Society. (ANI)

Ringraziamento: Francesco Rota per la redazione dell’articolo.

Canale informativo: nadir onlus

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più