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Trasmissione HIV perinatale e infezione pediatrica

di Luca Negri

Trasmissione HIV perinatale e infezione pediatricaPerinatal transmission and therapy of Pediatric HIV infection: challenges and complication

Con l’utilizzo della terapia antiretrovirale assunta dalla donna HIV-infetta durante la gravidanza e al momento del parto, alla profilassi somministrata al bambino e all’utilizzo del taglio cesareo elettivo la trasmissione hiv materno fetale dell’infezione da HIV è diminuita dal 20-25% a meno dell’1% nei paesi sviluppati.

Articolo di Alessandra Viganò, Vania Giacomet
Clinica Pediatrica
Ospedale L Sacco
Milano

Purtroppo il problema della trasmissione persiste nei paesi del Sud del mondo per le loro limitate possibilità socio economiche; inoltre in questi paesi la modalità di trasmissione del virus non avviene solo peri- partum ma anche attraverso l’allattamento al seno.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incoraggiato per tale motivo la sospensione dell’allattamento materno dopo il 4° mese di vita, iniziando uno svezzamento “precoce”per evitare il passaggio del virus HIV col latte materno.
Interessanti a tale proposito alcuni studi presentati alla sessione “Perinatal transmission and therapy of Pediatric HIV infection: challenges and complication” dell’ultimo CROI di Los Angeles.

Da citare uno studio effettuato in Zambia (oral abstract 74 LB; M Sinkala et al) effettuato su 958 donne- bambini, trattati con una singola dose di nevirapina, randomizzati in 2 gruppi: il gruppo A nel quale l’allattamento al seno è stato interrotto al 4° mese di vita; il gruppo B nel quale si è continuato l’allattamento materno.
A 24 mesi di vita, non è stata riscontrata una significativa differenza nella trasmissione dell’HIV, mentre nel gruppo che ha sospeso precocemente l’allattamento al seno si è assistito ad una maggiore mortalità ai 12 mesi di vita, legata alle scarse condizioni igieniche sanitarie.
Un altro studio (oral abstract 72; M Mirochnick et al) ha valutato le concentrazioni di 3 farmaci antiretrovirali: lamivudina (3TC), zidovudina (ZDV) e nevirapina (NVP) nel plasma di donne in terapia antiretrovirale dalla 34 SG e per 6 mesi dopo il parto, nel latte materno e nel plasma dei lattanti.
Per quanto riguarda la zidovudina la concentrazione serica materna e la concentrazione nel latte è risultata molto bassa, mentre nei lattanti ai limiti inferiori. Per quanto riguarda la lamivudina la concentrazione plasmatica è risultata essere più lunga di quella della zidovudina e la concentrazione media plasmatica nei lattanti è risultata essere più alta della concentrazione plasmatica basale riscontrata nell’ adulto.
Per quanto riguarda la nevirapina la concentrazione plasmatica nel lattante è risultata essere più alta di quella riscontrabile con i dati rilevati nell’adulto attraverso il monitoraggio farmacologico. Quindi secondo gli autori, per  la NVP e per il 3TC la concentrazione plasmatica è risultata efficace nel ridurre la replicazione virale o l’insorgenza di possibile ceppi resistenti.
Per meglio capire la dinamica della diffusione del virus HIV nel latte materno, un altro studio ha valutato la relazione tra livelli di HIV-RNA nel latte, la concentrazione di sodio e la trasmissione materno fetale (oral abstract 73,K Semrau et al).
Una consistente diffusione del virus e una alta carica virale nel latte materno sono indici predittivi di trasmissione materno fetale. Per quanto riguarda la concentrazione del sodio, un alta concentrazione nel tardo allattamento correla con una più alta carica virale e quindi un aumentata frequenza di trasmissione; la concentrazione del sodio appare normale all’inizio delll’allattamento al seno e quindi non è predittiva di trasmissione materno fetale.

Un’altra comunicazione da riportare, nella stessa sessione pediatrica, riguarda lo studio del  RANKL (citochina della famiglia del TNF )e la OPG (osteoprotegerina: citochina della famiglia del TNF). Il RANKL legandosi al suo recettore RANK sul precursore degli osteoclasti ne favorisce la differenziazione e moltiplicazione; la OPG è un recettore del RANKL che attraverso questo legame ne regola l’attività (abstract 76; Mora et al).
Sono stati studiati 27 bambini in terapia antiretrovirale con 3TC, d4T e un PI  con completa soppressione virale. Sono stati valutate la fosfatasi alcalina specifica (indice di formazione ossea), il RANKL e l’ OPG nel siero, mentre nelle urine è stato dosato NTx  ( indice di riassorbimento osseo). Come gruppo di controllo sono stati valutati gli stessi parametri in 336 soggetti sani comparabili per età, sesso e misure antropometriche. I pazienti hanno presentato un significativo aumento della fosfatasi alcalina, e del NTx rispetto ai controlli sani, un aumento del RANKL e di OPG e del rapporto RANKL/OPG. Questi dati indicano che il sistema RANKL e OPG è alla base della regolazione del turnover osseo.

 

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