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L’efficacia dei trattamenti di terza linea nei contesti a risorse limitate

di Luca Negri
vita delle persone che vivono con l'HIV

L’efficacia dei trattamenti di terza linea nei contesti a risorse limitate

Le terapie antiretrovirali nei trattamenti di terza linea diventeranno sempre più indispensabili nei contesti a risorse limitate, ma resta da chiarire quale sia il modo migliore di gestire il fallimento terapeutico di un regime di seconda linea. Lo studio ACTG A5288 presentato a CROI 2018 ha mostrato che effettuando il test per le resistenze e impiegando nuovi farmaci si possa ottenere la soppressione virale in un’elevata percentuale di pazienti.

L’efficacia dei trattamenti di terza linea nei contesti a risorse limitateACTG A5288 era un trial in aperto in cui venivano messe a confronto diverse strategie terapeutiche in pazienti con carica virale uguale o superiore alle 1000 copie/ml dopo almeno 24 settimane di terapia antiretrovirale di seconda linea con un regime in cui era compreso un inibitore della proteasi.

L’obiettivo dello studio era di valutare l’impiego di nuovi antiretrovirali e di strumenti di nuova generazione come la genotipizzazione virale per guidare la scelta del regime di trattamento di terza linea più adeguato e consentire a un numero maggiore di pazienti di raggiungere la soppressione virale.

Un gruppo di partecipanti ha continuato ad assumere il regime di seconda linea, non presentando farmacoresistenze o presentandone solo di trascurabili; le attuali linee guida raccomandano in questi casi di rafforzare il sostegno all’aderenza per ottenere la ri-soppressione virale. Un altro gruppo invece ha effettuato lo switch terapeutico a un nuovo regime, in base al profilo di resistenza.

Da questo studio non randomizzato è emerso che, mentre i partecipanti che proseguivano il trattamento di seconda linea alla 48° settimana presentavano un basso tasso di soppressione virale (44%) e avevano sviluppato nuove farmacoresistenze, quelli che passavano a regimi contenenti due o tre nuovi principi attivi (almeno due tra darunavir/ritonavir, etravirina o raltegravir) avevano molte più probabilità di raggiungere la soppressione virale e meno di sviluppare altre resistenze. Quasi il 90% dei pazienti che hanno assunto almeno due dei nuovi farmaci riusciva a ottenere la soppressione virale.

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