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Treatment cascade da migliorare in Africa

di Neptune
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Migliorare la treatment cascade nei paesi africani. Gli interventi mirati ad aumentare la percentuale di diagnosi delle infezioni da HIV, di persone che iniziano la terapia e di quelle che rimangono in cura sono stati uno dei temi principali della Conferenza di quest’anno.

Le unità mobili per l’offerta di test e counselling per l’HIV si sono dimostrate un mezzo efficace per treatment cascade aumentare il tasso di diagnosi negli uomini e in altri gruppi più difficili da raggiungere, ma l’aggancio alle cure resta un tasto dolente.
Uno studio randomizzato condotto in Sudafrica ha riscontrato un aumento, seppur modesto, dei tassi di accesso alle cure quando ai pazienti veniva offerta la possibilità di effettuare un test per la conta dei CD4 al point of care e di ricevere counselling per superare gli ostacoli, anche personali, che impediscono loro di richiedere cure per l’HIV.

Ciò nonostante, soltanto il 50% di coloro che avrebbe avuto immediatamente bisogno di ricevere il trattamento entrava in cura nel giro di sei mesi dalla diagnosi, un dato che sottolinea la necessità di lavorare ancora sulla fase di aggancio alle cure. L’offerta del test dei CD4 al point of care da sola, invece, non ha mostrato di migliorare i tassi di accesso alle cure.

Il programma Opzione B+ in Malawi ha drasticamente migliorato la treatment cascade del gruppo delle donne HIV-positive in gravidanza in questo paese: in soli quattro anni, la percentuale delle infezioni da HIV diagnosticate in questo gruppo è salita dal 49 all’80% di quelle stimate, e quella delle pazienti che hanno ottenuto la soppressione virologica è addirittura balzata dal 2 al 49%.

Il programma di treatment cascade è stato attuato tenendo conto dei limiti del sistema sanitario locale: è stato raddoppiato il numero di centri in cui veniva offerta la terapia antiretrovirale (ART), in modo che quasi tutti potessero agevolmente raggiungerne uno anche a piedi; inoltre per consentire anche a operatori sanitari con una formazione più limitata di erogare il trattamento, sono state semplificate le linee guida, potenziando invece la supervisione clinica.

Resta ugualmente difficoltoso mantenere in cura le pazienti una volta finita la gravidanza. Le donne HIV-positive che non hanno rivelato al partner il proprio stato sierologico, che non conoscono quello del partner o che non hanno potuto essere adeguatamente informate sui benefici dell’assunzione del trattamento per il resto della vita hanno probabilità molto elevate di interrompere le terapie.

Uno studio randomizzato condotto in Kenya ha riscontrato dei miglioramenti detta treatment cascade nella ritenzione in cura di un campione di donne HIV-positive a sei mesi dal parto. Mettendo a disposizione un pacchetto di interventi come un’educazione alla salute personalizzata, visite a domicilio e promemoria per gli appuntamenti medici, andando fisicamente a cercare le pazienti che non si presentavano alle visite mediche e offrendo un sostegno mirato per aderenza e mantenimento in cura, il tasso di ritenzione è salito dal 19 al 28%.

Resoconto completo dello studio condotto in Sudafrica su aidsmap.com

Resoconto completo dei progressi del Malawi nel raggiungimento dell’obiettivo 90-90-90 su aidsmap.com

Resoconto completo dello studio sulla ritenzione in cura post-gravidanza su aidsmap.com

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