Home Ricerca Un anticorpo sperimentale con un agonista del TLR7 mantiene la soppressione virale nei primati

Un anticorpo sperimentale con un agonista del TLR7 mantiene la soppressione virale nei primati

di Luca Negri
Un anticorpo sperimentale con un agonista del TLR7 mantiene la soppressione virale nei primati

Un anticorpo sperimentale con un agonista del TLR7 mantiene la soppressione virale nei primati

Un anticorpo sperimentale: con un trattamento a base di un anticorpo neutralizzante ad ampio spettro associato a un farmaco immunostimolante è stata ottenuta nei primati una remissione virale a lungo termine dopo la sospensione della terapia antiretrovirale (ART): sono i risultati di uno studio presentato alla 25° Conferenza su Retrovirus e Infezioni Opportunistiche (CROI 2018) in corso questa settimana a Boston, Stati Uniti.

Un anticorpo sperimentale con un agonista del TLR7 mantiene la soppressione virale nei primatiLo studio è stato condotto su macachi rhesus infettati con un virus ibrido uomo-scimmia noto come SHIV. Durante la fase acuta dell’infezione agli animali si è iniziato a somministrare una combinazione di tre antiretrovirali; trascorsi due anni dal momento in cui avevano raggiunto la soppressione virale, è stato loro iniettato un anticorpo sperimentale neutralizzante ad ampio spettro PGT121 (cinque dosi, ogni due settimane) e l’agonista del TLR7 GS-9620 (dieci dosi, ogni due settimane), trattando invece un gruppo di controllo con un placebo.

Quattro mesi dopo l’ultima infusione di PGT121 e GS-9620 è stata sospesa la somministrazione agli animali della ART.

PGT121 è appunto un anticorpo sperimentale neutralizzante ad ampio spettro diretto contro la regione V3 della glicoproteina di rivestimento presente sull’involucro esterno sia dell’HIV che del SIV, o virus dell’immunodeficienza delle scimmie, un parente stretto dell’HIV che colpisce i primati. GS-9620 è invece un agonista del TLR7 in grado di stimolare i cosiddetti recettori toll-like presenti nelle cellule immunitarie, che giocano un ruolo chiave nella risposta immunitaria innata, essendo in grado di riconoscere i virus e far scattare le difese dell’organismo.

Attivando il TLR7 si potenzia l’attività dei linfociti T, delle cellule natural killer e di altre cellule del sistema immunitario. Si tratta di una strategia terapeutica detta ‘kick and kill’, volta a riattivare le cellule infette latenti nei reservoir virali per poi coadiuvare farmacologicamente la risposta immunitaria dell’organismo allo scopo di distruggerle.

Il trattamento consente di ritardare considerevolmente e controllare il rebound virale dopo l’interruzione della somministrazione di antiretrovirali.

I macachi del braccio di sperimentazione hanno mantenuto la carica virale irrilevabile senza l’ausilio di farmaci antiretrovirali per un periodo mediano di 112 giorni, e cinque degli undici animali così trattati erano ancora in soppressione virale dopo sei mesi.

Anche quando il virus è tornato rilevabile, i macachi del gruppo sperimentale presentavano comunque valori inferiori sia di carica virale al setpoint che di DNA nei linfonodi, rispetto a quelli del gruppo di controllo trattato con placebo: ciò sembrerebbe indicare che il reservoir virale si sia ridotto e che il sistema immunitario riesca a tenere maggiormente a bada il virus.

Si tratta della prima evidenza sperimentale di una strategia di cura in grado di attivare il controllo immunitario nei primati: ottenere risultati simili nell’uomo sarebbe un progresso enorme.

Il dott. Dan Barouch del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston ha commentato i risultati del proprio lavoro con grande cautela. Malgrado questo approccio si sia mostrato in grado di frenare il rebound virale per svariati mesi, ha sottolineato, non si può infatti escludere la possibilità che il virus sia ancora presente nell’organismo e si riattivi a mesi o magari anche anni di distanza. Neppure i più sensibili test diagnostici tra quelli attualmente disponibili riescono infatti a rilevare tutte le cellule virali latenti, ha spiegato il ricercatore.

Gilead Science sta attualmente lavorando a un primo trial di fase I per sperimentare questa combinazione farmacologica sull’uomo.

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più