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Un sorriso per tutti :-)

di Luca Negri
odontoiatri

Un sorriso per tutti :-)Un sorriso per tutti 🙂
Situato nei poliambulatori dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano, l’ambulatorio di Odontoiatria conta su una dotazione di 4 poltrone odontoiatriche e di un personale dipendente composto da 3 medici, 2 infermiere professionali, 3 OTA, 3 medici/odontoiatri con contratto libero-professionale e 2 assistenti alla poltrona.

 

 

 

Servizio ad accesso diretto da parte degli utenti, offre una completa gamma di prestazioni odontoiatriche erogate in regime Ussl:
• visite
• conservativa
• parodontologia
• chirurgia (compresa l’implantologia)
• protesi (mobile, fissa, mista)
• ortodonzia

Vengono effettuate prestazioni anche in regime libero-professionale intramoenia con un buon successo presso l’utenza, vista l’alta richiesta.
Per la sua peculiare collocazione in un importante ospedale milanese con divisioni di medicina interna, cardiologia, cardiochirurgia, immuno-ematologia, infettivologia, l’ambulatorio si è sempre trovato nella condizione di assistere pazienti “difficili” e considerati ad alto rischio di sviluppare complicazioni, che non hanno mai trovato all’esterno, presso centri sia pubblici sia privati, una accoglienza che soddisfacesse le loro aspettative ed i loro bisogni.

Tra i pazienti che prendiamo in cura molti sono affetti da patologie cardiache (come cardiopatie ischemiche e sostituzioni valvolari ed in terapia anticoagulante), gravi nefropatie (molti vengono sottoposti a terapia dialitica), alterazioni immunoematologiche, epatopatie, malattie oncologiche e malattie infettive, sindromi rare come la sindrome di Marfan e l’angioedema ereditario.
Nella nostra ventennale esperienza abbiamo raccolto molte testimonianze di pazienti a cui è stata rifiutata la presa in cura per le loro condizioni generali di salute e, se in alcuni casi l’atteggiamento era corretto, spinto dalla necessità di trattarli in un ambiente “protetto” ovvero attrezzato alla gestione delle eventuali complicanze acute, riteniamo che in molte altre occasioni si sia trattato di un’eccessiva precauzione intesa a tutelare più il professionista che il paziente stesso.
In alcune circostanze, per esempio nel caso di soggetti portatori di malattie infettive come l’epatite virale e l’Hiv, non vi è alcuna giustificazione per il rifiuto di presa in cura o la delega della stessa alle strutture sanitarie pubbliche (insufficienti per numero sul territorio nazionale): tutti i pazienti, ai fini della prevenzione della trasmissione, vanno trattati come potenzialmente portatori di una malattia infettiva, non potendo conoscere il loro stato sierologico ed in alcuni casi non essendo il soggetto stesso al corrente del proprio stato di infettività.

Da una nostra ricerca, infatti, condotta in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che il 32% dei pazienti con infezione da Hiv (secondo stime dell’OMS ne vivono in Italia circa 140.000) non informa il dentista del proprio stato sierologico ma, del resto, il 39 % di essi ha sperimentato il rifiuto di presa in cura dopo aver dichiarato la propria sieropositività.
A questi si aggiunga il numero di coloro che ignorano di essere portatori del virus (si stima che siano circa 30.000 persone) e si capisce come sia tutt’altro che improbabile avere in cura, inconsapevolmente, un soggetto con infezione da Hiv: il delegare altrove la cura di chi dichiara di essere portatore di una malattia infettiva non pone al riparo da eventuali e paventati rischi, ma anzi induce false sicurezze che fanno diminuire il livello di attenzione e di prevenzione.
I soggetti con infezione da Hiv possono presentare bocche in situazioni “critiche” che costituiscono una grave limitazione per le relazioni sociali, considerata l’alta valenza estetica della bocca nell’immagine corporea.
Con il cronicizzarsi della malattia, grazie all’utilizzo di farmaci efficaci (Haart), i soggetti con infezione da Hiv necessitano di cure odontoiatriche con sempre maggiore frequenza legate anche all’avanzamento dell’età, necessità condivisa con il resto della popolazione; solo così potranno mantenere o tornare ad avere una funzione ed un’estetica della bocca adeguate alle esigenze della vita lavorativa e di relazione.
Da sempre abbiamo accolto nel nostro servizio i soggetti Hiv positivi, ai quali forniamo tutte le tipologie di intervento di cui la moderna odontoiatria dispone al fine di ottenere un completo ed efficace recupero funzionale ed estetico dell’apparato stomatognatico.
Siamo stati tra i primi a livello mondiale ad utilizzare l’implantologia come tecnica riabilitativa nei soggetti con infezione da Hiv, arrivando alla conclusione che si tratta di una metodica sicura ed affidabile anche in queste persone, non avendo riscontrato significative differenze in termini di successo a breve e lungo termine rispetto alla popolazione Hiv negativa.
Si aggiunga che il ruolo dell’odontoiatra è importante perché durante la fase asintomatica della malattia, che può durare dai 3 ai 15 anni dopo il contagio, possono comparire, proprio a livello del cavo orale, alcune manifestazioni cliniche che, seppur non esclusive di infezione, possono indurne il sospetto: il saperle riconoscere porta a diagnosi più precoci con tutti i benefici che ne derivano al paziente ed alla comunità.
Abbiamo una convenzione con la sezione Femminile Lombarda della Croce Rossa Italiana che ci invia persone in gravi difficoltà economiche che necessitano di cure odontoiatriche: anche in questo caso ci troviamo spesso di frontea bocche gravemente compromesse ed è importante per i pazienti, e nostra soddisfazione, rimetterli in grado di masticare e parlare efficacemente e di tornare a sorridere.

Articolo di Mario Ghezzi  per ReallifeNetwork

Fonte: npsitalia onlus

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