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Una nuova molecola fa sì che l’HIV si autodistrugga

di Luca Negri
vaccino

News tradotta da rdmag.com
Un team della Drexel University, sta cercando di mettere a punto un microbicida che loro stessi hanno creato, in grado di fare in modo che l’HIV si autodistrugga. La molecola è denominata DAVEI – standard per “Dual Action Virolytic Entry Inhibitor (Inibitore virolitico duale dell’ingresso)”.

DAVEI è stato concepito e testato dai ricercatori del Drexel College di Ingegneria, Scuola di Ingegneria Biomedica, Scienza e Salute e rappresenta l’ultimo prodotto che dovrebbe essere in grado di distruggere l’HIV senza danneggiare le cellule sane.

“Sono state annunciate parecchie molecole in grado di distruggere l’HIV, ma DAVEI è unico fra queste, proprio per il modo in cui è stato concepito, per la sua specificità e alto potenziale”, ha dichiarato il dottor Cameron Abrams, professore del College di Ingegniera, e uno dei ricercatori del progetto.

Un team, guidato dai dottor Abrams e Irwin Chaiken del dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare del College di Medicina, assieme ad altri colleghi di atre facoltà, ha sviluppato questa proteina chimerica ricombinante – che è una molecola assemblata con pezzi di altre molecole e concepita con uno scopo specifico, in questo caso combattere l’HIV. La ricerca verrà pubblicata su Antimicrobial Agents and Chemotherapy.

L’idea dietro DAVEI, è stata quella di disegnare una molecola che potesse interrompere il meccanismo di fusione dell’HIV, ovvero il modo in cui il virus attacca e riattacca una cellula sana, e costringerlo quindi con un trucco a distruggersi da solo. L’HIV prende possesso di una cellula sana, attaccandosi tramite alcuni ganci proteici essa, che quindi collassano e rilasciano tutto il materiale genetico dentro la cellula stessa, fondendoli assieme e permettendo che il materiale genetico entri all’interno della cellula sana. La cellula viene quindi quindi riprogrammata dal virus a produrre altri virioni, invece che le normali funzioni, che in questo caso sarebbero quelle di distruggere l’HIV, conferendo quindi una normale immunità al virus. Il risultato è l’AIDS.

“Abbiamo ipotizzato che un importante ruolo nel meccanismo di fusione, sia aprire la membrana virale quando questa viene stimolata, ne consegue che una cellula sana non fosse uno stimolo assolutamente necessario”, ha dichiarato il dottor Abrams. Così abbiamo analizzato i meccanismi del meccanismo della fusione virale e disegnato una molecola in grado di stimolare il virus prematuramente”.

DAVEI è stato disegnato con due parti principali. Una parte, denominata membrana prossimale della regione esterna (MPER), è essta stessa parte del meccanismo di fusione del virus e interagisce fortemente con la membrana virale. Un’altra parte, denominata cianovirina, si lega agli zuccheri degli acidi nucleici sui rivestimenti dei ganci di attracco del virus. Assieme, MPER e cianovirina nel composto DAVEI, “replicano” il meccanismo di fusione in un modo che mima il modo in cui il virus si attacca ad una cellula.

“In mancanza di termini migliori, DAVERI “inganna” il virus facendogli pensare che stia infettando una cellula sana, quando in effetti, non c’è assolutamente niente per lui da infettare”. “Invece il virus, rilascia il suo carico genetico senza danno alcuno e si distrugge”. dichiara il dottor Abrams.

I laboratori del Drexel College, hanno estensivamente studiato i meccanismi molecolari e le interazioni del rivestimento proteico di HIV-1, e concepito agenti in grado di combattere il virus. I ricercatori hanno quindi scoperto DAVEI usando tecniche di ingegneria genetica ricombinante, e usando pseudovirus di HIV, per dimostrare che DAVEI sia fisicamente in grado di “rompere” e inattivare le particelle virali.

“DAVEI e altri inattivatori virolitici, aprono importanti opportunità per sviluppare microbicidi topici per bloccare la trasmissione dell’HIV, e allo stesso tempo forniscono altre ide per la scoperta di strategie di cura per le persone che sono già infette, dice il dottore CHaiken. “la nostra speranza è quella che determinando i meccanismi sia di inibizione virale che di ingresso del virus, sia possibile disabilitare i ganci di attracco virale, rendendoli inattivi, creando quindi molecole potenti e specifiche sia per la prevenzione che per la cura del virus”.

FONTE: rdmag.com

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv/AIDS
La copia e diffusione di tale testo è possibile citando, per cortesia, la fonte della traduzione

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