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Un’armatura cellulare contro l’Hiv

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Un'armatura cellulare contro l'HivAlterando leggermente la fluidità delle membrane cellulari, si potrebbe bloccarne il processo di fusione con quella del virus

Bloccare l’ingresso dell’Hiv nelle cellule modificando il livello di fluidità della membrana cellulare, è questa la strategia studiata da un gruppo di ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi, dell’Università autonoma di Madrid, e dell’Istituto di chimica applicata della Catalogna, a Barcellona, che descrivono i risultati ottenuti in un articolo pubblicato sulla rivista Chemistry & Biology.

Pressoché tutti i trattamenti contro il virus Hiv attualmente disponibili si basano sul tentativo di bloccare la replicazione del virus una volta che esso è penetrato nella cellula; di fatto “per impedire l’inoculazione del materiale virale nella cellula esiste attualmente un solo prodotto, l’enfurvitide, ma questo farmaco si basa su un principio completamente diverso da quello sfruttato nella nostra ricerca”, osserva Félix Goñi, che ha diretto lo studio.

La nuova ipotesi di lavoro si basa infatti sulla regolazione della fluidità delle membrane cellulari in modo da evitare il processo di fusione fra la membrana cellulare e quella del virus con cui viene in contatto, che rappresenta un passaggio chiave dell’infezione.

“Affinché, quando le membrane della cellula e del virus entrano in contatto, si apra un orifizio che permetta l’ingresso del virus, le membrane devono avere un certo livello di fluidità, di mobilità. Noi abbiamo scoperto una procedura che rende le membrane cellulari più rigide. Questo potrebbe dar origine a un nuovo tipo di farmaci che aumentando la rigidità delle membrane impedisce l’ingresso del virus. Viene prodotta una sorta di armatura che rende la cellula impenetrabile”, spiega Goñi.

I ricercatori hanno sintetizzato una molecola che, bloccando un enzima, la diidroceramide desaturasi, impedisce la trasformazione nei normali sfingolipidi presenti nella membrana cellulare dei diidrosfingolipidi di partenza. Questi ultimi, un una volta incorporati nella membrana cellulare la rendono sufficientemente rigida da impedire l’ingresso al virus. (gg)

Fonte:lescienze-espresso-repubblica.it

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