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U=U, è questione di diritti umani

di Luca Negri
U=U, è questione di diritti umani

U=U: parlando alla Conferenza su Retrovirus e Infezioni Opportunistiche (CROI 2019) la scorsa settimana, la dott.ssa Carrie Foote ha affermato: “Tutte le persone con HIV hanno diritto a ricevere informazioni accurate sulla propria salute sessuale e riproduttiva e tutti i risvolti sociali ad essa collegata.”

Foote vive con l’HIV dal 1988, ed è tra i membri fondatori della campagna internazionale U=U, lanciata nel 2016, dove U=U significa Undetectable = Untrasmittable, ossia ‘non rilevabile = non trasmissibile’. Si tratta di una campagna attuata in collaborazione con associazioni attive sul territorio in quasi 100 paesi: lo scopo è diffondere i risultati di tutta una serie di studi che mostrano come le persone con HIV che seguono correttamente una terapia antiretrovirale efficace non trasmettano il virus per via sessuale ai partner.

È un principio in grado di cambiare la vita sessuale, riproduttiva e sociale delle persone che vivono con l’HIV, senza contare quanto può contribuire a combattere lo stigma che ancora grava su di loro.

“Lo stigma ci uccide”, ha aggiunto Foote. “Lo stigma è un’emergenza di salute pubblica, e U=U rappresenta uno strumento immediato ed efficace per iniziare a demolirlo completamente.”

Durante un simposio tenuto in seno alla Conferenza sono state discusse alcune questioni chiave che riguardano questo approccio, come il linguaggio da usare quando si parla di non-rilevabilità, ma anche le disparità che possono ostacolare l’accesso al trattamento e l’aderenza terapeutica, le questioni cliniche relative al rischio e l’importanza dell’accesso ai test della carica virale nei contesti con risorse limitate.

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