lavoro e HIVLavoro e HIV


A distanza di oltre 20 anni dall’approvazione della legge n. 135/90 in tema di lavoro e HIV,  la situazione del nostro Paese sotto il profilo della tutela dei lavoratori HIV+ risulta tutt’altro che favorevole e dimostra come detta legge sia da sola uno strumento insufficiente per la difesa dei lavoratori HIV+.

Le norme di tutela su lavoro e HIV contenute in questa legge sono talvolta disattese e le violazioni spesso non vengono portate all’attenzione dei giudici dalla parte lesa perchè troppo preoccupata della visibilità derivante da un procedimento giurisdizionale.

A ciò occorre aggiungere l’effetto che sulle disposizioni in questione ha avuto un’importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 218/94) che ha giudicato parzialmente incostituzionali alcune disposizioni dell’art. 5 della legge n. 135, per alcune attività lavorative che possono mettere in pericolo la salute dei destinatari di tali attività.
Le categorie di professionisti rispetto alle quali la Corte ha ritenuto di poter consentire tale deroga ai divieti sono quelle rappresentate dalle forze di polizia e dal personale sanitario.

La citata sentenza specifica tuttavia che, in tali limitate ipotesi in cui l’indagine sullo stato sierologico è consentita, non deve mai trattarsi  di controlli sanitari indiscriminati, di massa o per categorie di soggetti, ma di accertamenti circoscritti sia nella determinazione di coloro che vi possono essere tenuti, sia nel contenuto degli esami.  Questi devono essere funzionalmente collegati alla verifica dell’idoneità all’espletamento di quelle specifiche attività e riservati a chi ad esse è, o intende essere, addetto.

Purtroppo tale sentenza è stata molto spesso utilizzata per giustificare indebite intrusioni nella sfera privata dei lavoratori, costituendo di fatto l’appiglio giuridico per lo svolgimento di indagini sanitarie su intere categorie di soggetti, in chiaro contrasto con il dettato normativo.

Sorveglianza sanitaria – Accertamenti prima dell’assunzione e periodici su lavoro e HIV

La Circolare del 12 aprile 2013, a firma congiunta del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro, dal titolo: Sorveglianza sanitaria – Accertamenti prima dell’assunzione e periodici della sieropositività HIV ha l’indubbio merito di costituire un valido strumento interpretativo nel definire la portata del divieto generale di effettuazione del test di sieropositività all’HIV in fase pre-assuntiva e in costanza di rapporto di lavoro.

La circolare serve a far luce sui contenuti della Legge 5 giugno 1990 n. 135 (e in particolare degli articoli 5 e 6) , sul Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 che vieta, nel corso della sorveglianza sanitaria, accertamenti che potrebbero dare origine ad atti di discriminazione a danno dei soggetti risultati positivi, e prende in considerazione le mansioni lavorative citate dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 218 del 2 giugno 1994.

La circolare, partendo proprio dalle disposizioni nazionali (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81) ed internazionali (Codice di condotta e Raccomandazione della Conferenza Generale dell’OIL n. 200/2010) che vietano la discriminazione, richiedendo innanzitutto di attuare efficaci misure di prevenzione volte ad escludere il rischio di trasmissione dell’infezione in ambito professionale, ribadisce con chiarezza il carattere eccezionale dell’accertamento sierologico in questione, limitandone la praticabilità a specifiche situazioni di rischio da valutarsi, caso per caso, da parte del medico incaricato della sorveglianza sanitaria, il quale dovrà prendere come riferimento il documento di valutazione dei rischi per accertare la sussistenza, nel caso specifico, di un pericolo individuale di esposizione.

In tale prospettiva, dunque, il documento ministeriale conclude per la sostanziale assenza di motivazione per l’accertamento della sieronegatività nella fase pre-assuntiva, dal momento che “…in ogni caso un accertamento di sieropositività non può costituire motivo di discriminazione nell’accesso al lavoro”, mentre nel caso di visita medica preventiva di idoneità alla specifica mansione e di visite periodiche, “ove….la valutazione dei rischi abbia evidenziato un elevato rischio di contrarre l’infezione da HIV nello svolgimento delle attività connesse alla mansione specifica, nel predisporre un adeguato protocollo sanitario in funzione di tale specifico rischio, il medico competente dovrà prevedere….la necessità o meno di effettuare un monitoraggio individuale; fermo restando l’obbligo di fornire al lavoratore informazioni sul significato della sorveglianza sanitaria e sulla necessità di sottoporsi al test, quale misura di controllo sanitario a tutela della sua salute”.

Fonte: Uniticontrolaids
Adattamento a cura della redazione del Poloinformativohiv


Approfondimenti

Brochure Hiv e diritti nel mondo del lavoro- Lila

Aids e lavoro- NPS Italia Onlus

Raccomandazioni HIV/AIDS 2010 Ufficio Internazionale Lavoro Ginevra