donne con HIV
Donne con HIV.

Negli ultimi anni il numero delle donne con HIV è progressivamente aumentato in tutto il mondo arrivando ad oltre il 50% delle infezioni. Nella maggior parte dei casi la trasmissione del virus avviene per via sessuale, spesso con il proprio partner stabile.

Donne con hiv: In Italia, nel 2011 su una stima di 3.461 nuovi casi di infezioni da HIV, ben 865 sono donne, di cui circa il 45% di nazionalità non italiana. Prima di analizzare le
differenze di genere delle donne con HIV, quelli che si possono definire i nostri punti deboli, dobbiamo ricordare che la diagnosi di HIV non è una condanna a morte, non è una vergogna e non siamo sole davanti al virus

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Il decalogo del vivere d+ così come le informazioni contenute in vivere+ non hanno differenze di genere.
Sono valide anche per noi.Così come è valido il consiglio di trovare un sostegno tra pari, quello fornito da altre donne con HIV.
Il sostegno tra pari da la possibilità di condividere e confrontarsi con altre donne che hanno le stesse problematiche e vivono o hanno vissuto esperienze comuni. E’ molto importante per superare i momenti difficili, le paure, le ansie,  per confidarsi e combattere la solitudine e l’isolamento che la nuova diagnosi comporta.

Ci sono varie associazioni alle quali rivolgersi e può essere utile consultare il link sottostante per trovare strumenti e materiali che possono essere d’aiuto.
http://www.sheprogramma.it/

Il programma Strong, HIV positive, Empowered women, meglio noto come SHE mira ad accrescere la capacità decisionale e l’autodeterminazione delle donne con HIV.
Dobbiamo rafforzare la nostra autostima perchè l’HIV è solo un virus.
Non ha il potere di definire chi siamo. Solo noi abbiamo questo potere.


I punti deboli che NON devono condizionarci

Siamo penalizzate rispetto alla popolazione maschile sia nella possibilità di contagio (per motivi biologici, culturali e sociali) sia per gli aspetti correlati all’infezione da HIV (in primis per mancanza di studi di genere).

Motivi di carattere biologico:

1-la conformazione della vagina determina un contatto più prolungato con lo sperma;
2-lo sperma contiene una concentrazione maggiore di virus rispetto alle secrezioni vaginali;
3-nella mucosa vaginale e nell’ano spesso sono presenti microlesioni che possono facilitare l’ingresso del virus.

Motivi di carattere culturale e sociale:

1-spesso il partner ritiene il rapporto non protetto una forma di fedeltà e di fiducia;
2-le differenze tra grandi metropoli e piccoli centri, le diverse tradizioni culturali e religiose , pesano molto sui nostri comportamenti;
3-come donne non è facile negoziare l’uso del profilattico, c’è imbarazzo nell’acquistare o portare con sè il condom e nel pretendere un rapporto protetto;
4-situazioni di emarginazione, di dipendenza economica, di scarsa emancipazione all’interno della coppia sono ostacoli importanti alla possibilità della donna di fare scelte autonome sulla propria vita sessuale.

Motivi di carattere medico e terapeutico:

1- Le ricerche sulle donne  con hiv riguardano soltanto un 10% degli studi svolti sulle persone con HIV, quindi molti trattamenti usati per l’HIV non sono stati studiati sull’organismo femminile.
2-In alcuni studi è stato dimostrato che gli effetti collaterali dei farmaci sono più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.
3- Sembra che noi donne siamo meno aderenti degli uomini alle terapie. Anche in questo caso la maggior frequenza di effetti collaterali della terapia condiziona l’aderenza alla terapia stessa
4-Siamo più frequentemente soggette a sindromi depressive.
5-Spesso abbiamo irregolarità nel ciclo mestruale o menopausa precoce.
6- Soffriamo più spesso di infezioni vaginali, ulcere genitali, infiammazioni pelviche e condilomi genitali rispetto alle donne non infette.

Spaventate? NO! Pronte a combattere

Essere positive al virus dell’HIV non significa non poter stare bene e godere di buona salute : significa semplicemente apprendere nuove strategie.
Informarsi, confrontarsi, volersi bene e  imparare ad essere fiduciose e collaborare col proprio medico per ottenere il massimo dalla terapia con il minimo di effetti collaterali.

Le ultime linee guida hanno evidenziato alcuni aspetti che devono essere considerati nel percorso assistenziale della donna con HIV. Il nostro medico ne è sicuramente al corrente, ma vediamoli brevemente a titolo informativo.

-Nelle donne che progettano a breve termine una gravidanza non è raccomandato l’utilizzo di efavirenz (Sustiva) per il rischio teratogeno del farmaco.
-Nella donna alla prima terapia antiretrovirale, quando possibile, è raccomandato utilizzare farmaci con minor rischio teratogeno.

-Le donne con hiv in terapia antiretrovirale con farmaci che interagiscono con i contraccettivi orali devono esserne informate per poter usare metodi contraccettivi supplementari (preservativo).
-Indipendentemente dal regime terapeutico scelto, le donne dovrebbero essere informate sul rischio e sui sintomi dell’acidosi lattica e valutate per questa potenziale tossicità.

-Le donne con diagnosi di depressione e/o altri disturbi neuropsichici devono essere strettamente monitorate se iniziano una terapia con efavirenz (Sustiva)
-Iniziare una terapia che tenga conto dei potenziali effetti collaterali e tossicità, delle altre eventuali patologie presenti e della tollerabilità del regime in modo da ridurre il rischio di sospensione o mancata aderenza.

-La funzionalità renale deve essere monitorata :
Eseguire il calcolo della Cl creatinina ed esame urine in tutte le donne al momento della diagnosi, prima dell’inizio della terapia e ai controlli annuali; qualora si utilizzino farmaci potenzialmente nefrotossici il controllo deve essere eseguito semestralmente.
-Controllare la BMD(Densità Minerale Ossea) con Densitometria assiale a Raggi X (DEXA) e dosaggio vitamina D in tutte le donne in menopausa e premenopausa con più di un fattore di rischio comuni per osteoporosi.

-La menopausa induce una più rapida progressione della fibrosi epatica nelle donne con coinfezione con HCV.
-Il trattamento dell’epatite cronica HCV correlata dovrebbe essere effettuato il prima possibile in modo da evitare il periodo relativo all’entrata in menopausa.
-Utilizzare indicatori quali Therapeutic Drug Monitoring (TDM), laddove è possibile, quando si sospetta la comparsa di eventi avversi, una ridotta compliance, un sospetto di interazioni farmacologiche, in pubertà o in caso di gravidanza.

Le donne con HIV La prevenzione primaria.

-Le donne con HIV mostrano un rischio elevato di sviluppare depressione.
Lo screening per la depressione dovrebbe essere inserito tra gli esami di routine soprattutto per la paziente con segni e sintomi di pre o menopausa.
-Nella donna con HIV il rischio di patologie neoplastiche è simile a quella della popolazione generale: la prevenzione e la diagnosi delle patologie tumorali devono riguardare tutte le neoplasie non solo quelle HIV correlate.
-Eseguire lo screening per il carcinoma della cervice uterina, se possibile con ricerca e genotipizzazione di HPV, in tutte le donne con HIV.
-E’ raccomandata la valutazione del rischio sessuale, la diagnosi e la cura delle infezioni genitali

Le informazioni qui contenute non intendono sostituire quelle fornite dal medico curante.
Alcune parti sono tratte da -Linee guida aggiornamento 2014-Ministero della Salute
Adattamento a cura della redazione del Poloinformativohiv