gravidanza e HIVConcepire un figlio, la gravidanza e HIV

Oggi, grazie alla terapia antiretrovirale in gravidanza, al parto per via cesarea elettiva e all’inibizione dell’allattamento al seno, la trasmissione materno-fetale del virus HIV è passata dal 17% a meno dell’1%.

I risultati sono eccellenti sia per la madre sia per il neonato. Le donne che assumono la terapia durante la gravidanza non vanno incontro a quasi nessun incremento del rischio di un parto prematuro o di dare alla luce un neonato sottopeso.
L’assistenza in gravidanza e HIV dovrebbe essere prestata da un gruppo multidisciplinare che oltre a infettivologo, ostetrico e pediatra dovrebbe avvalersi, al bisogno, di altre figure quali interprete o mediatore culturale, psicologo e assistente sociale, più l’eventuale supporto di esperti di associazioni di persone con HIV.

Valutazione preconcezionale

La valutazione preconcezionale, da applicarsi a tutte le donne (e alle coppie) che intendono programmare una gravidanza, include l’esecuzione del test HIV nelle donne ed al partner con status HIV ignoto.
In caso di negatività del test, è consigliabile la ripetizione dello stesso in ambedue i partner al concepimento ed al terzo
trimestre di gravidanza.
In caso di positività del partner con donna negativa al test, oltre alla ripetizione dello stesso ai tempi definiti, è raccomandata l’adozione delle misure di prevenzione della trasmissione, sia in termini di protezione dei rapporti, sia di trattamento del partner positivo.

In caso di nuova diagnosi nella donna è necessario discutere, preferibilmente con approccio multidisciplinare (includendo almeno competenze infettivologiche, ostetriche e pediatriche – neonatologiche ), aspetti legati
1. alla trasmissione dell’HIV con particolare riferimento all’accertamento e/o alla prevenzione della trasmissione all’eventuale partner non infetto e alla trasmissione verticale,
2. alla possibilità e ai rischi legati a una sovrainfezione con differente
ceppo di HIV da partner infetto,
3. alle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) prescrivendo accertamenti mirati,
4. alle infezioni genitourinarie e
5. alle eventuali coinfezioni in particolare con virus epatitici.
E’ necessario effettuare ricerca anti HIV nei figli precedenti mai testati per HIV

Gravidanza e HIV

In caso di donna con infezione da HIV non in terapia, vanno effettuati gli stessi approfondimenti già riportati per la donna con nuova diagnosi in fase preconcezionale. Per quanto riguarda la genotipizzazione dell’HIV essa non dovrà essere effettuata se già disponibile.

In caso di donna in cART, la terapia dovrà essere ottimizzata per quanto riguarda l’efficacia e la sicurezza in modo da evitare cambiamenti in fase di gravidanza per motivi di sicurezza. Vanno effettuati gli stessi approfondimenti già riportati per la donna con nuova diagnosi in fase preconcezionale.

La terapia viene raccomandata a tutte le donne in gravidanza e HIV, indipendentemente dalla situazione viroimmunologica e clinica, al fine di prevenire la trasmissione materno-fetale.

Non ci sono prove che la gravidanza possa causare una progressione del virus e l’HIV non sembra incidere negativamente sull’esito della gravidanza(se non in termini di rischio di trasmettere l’HIV al bambino).

L’approccio terapeutico generale raccomandato è lo schema a tre componenti basato su terapia materna antepartum ed intrapartum e sulla profilassi antiretrovirale al neonato, indipendentemente dai valori di T CD4+ e di HIV-RNA. Qualora per accesso tardivo all’assistenza non sia possibile applicare la terapia antepartum o quella intrapartum, è fondamentale applicare le restanti fasi dell’approccio terapeutico generale. E’ raccomandabile
lo svolgimento della terapia antiretrovirale anche nelle donne non in trattamento al momento della gravidanza con RNA non rilevabile o basso.
Le donne in gravidanza e hiv positive dovranno ricevere un regime di combinazione di potenza analoga rispetto a quanto raccomandato al di fuori della gravidanza. Durante la gravidanza non è indicata la monoterapia con IP/r.

Gli schemi terapeutici consigliati si basano su studi clinici effettuati in gravidanza che ne hanno dimostrato l’efficacia(anche a lungo termine), la tossicità accettabile e la facilità nell’uso (una somministrazione al giorno in confronto a due); inoltre sono disponibili dati sulla teratogenicità periodicamente aggiornati e studi di farmacocinetica condotti in gravidanza e HIV. Questi schemi sono consigliati nelle donne che iniziano la cART in gravidanza (sulla base del genotipo, se disponibile) e per coloro che lo sono già. Se la situazione viroimmunologica è buona e stabile la donna può proseguire lo schema già in atto al concepimento.

La profilassi post-natale nel neonato

La profilassi con antiretrovirali nel neonato, insieme alla non attuazione dell’allattamento al seno, costituisce un elemento essenziale nella prevenzione della trasmissione verticale dell’HIV. La diagnosi di infezione del neonato si basa su due test virologici positivi, e la HIV-DNA PCR costituisce il test di riferimento. I test virologici per la diagnosi di infezione andranno eseguiti fra la nascita ed i 14 giorni di vita, ad un’età compresa fra uno e due mesi, e fra i quattro e i sei mesi .

Difficoltà di concepimento

A prescindere dallo stato sierologico, per molte coppie è comunque difficile concepire. Diversi studi hanno infatti dimostrato che l’HIV può ridurre la fertilità.

Alcune donne in gravidanza e HIV potrebbero decidere di ritardare una gravidanza per vari motivi(stress dato dalla nuova diagnosi, insicurezza…). Ciò significa che con l’aumentare dell’età le probabilità di restare incinta diminuiscono come per tutte le donne.

Se stai provando a concepire un figlio da diversi mesi senza successo, tu e il tuo partner dovreste pensare di effettuare alcuni esami di fertilità. Stress, cattiva alimentazione, infezioni, fumo, alcol e alcuni farmaci possono incidere negativamente sulla fertilità di ambo i sessi. È quindi opportuno che entrambi vi sottoponiate agli esami. Talvolta bastano un po’ di relax e uno stile di vita più sano per incrementare la fertilità.

Se la situazione è più complicata, ci sono alcuni metodi per aumentare le probabilità di concepimento. Tali trattamenti possono essere molto stressanti e quasi sempre sono necessari svariati tentativi prima di raggiungere l’esito desiderato. E anche così il successo non è garantito.

In Italia, le strutture per la cura delle fertilità, sono i centri dove si pratica la PMA Procreazione Medicalmente Assistita regolamentata dalla legge 40. Su 341 centri totali 156 sono pubblici o convenzionati con il SSN con un divario notevole nella distribuzione tra nord e sud dell’Italia. I centri si dividono in centri di I, II e III livello a seconda delle tecniche che applicano.

Cliccando qui è possibile scaricare il flayer di NPS Italia onlus a cura del Dott. Massimiliano Elli del centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano che contiene le principali informazioni sulle tecniche usate(Inseminazione intrauterina,Ciclo spontaneo, Ciclo stimolato, Sperm-washing)

Fonti:
Linee guida 2014-Ministero della Salute
Programma SHE
PMA-NPS Italia Onlus
Adattamento a cura di Poloinformativohiv


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HIV e concepimento